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Se l’esuberanza torna irrazionale

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L'Analisi|lo scenario

Se l’esuberanza torna irrazionale

Litigare con i mercati finanziari per la direzione che prendono non è mai buona cosa. Ma dopo due settimane di paura e di incertezza sul dopo-Brexit, e in particolare sui rischi politici, economici e finanziari legati allo “strappo”, è più che legittimo chiedersi che cosa abbia spinto gli investitori internazionali a ribaltare in tre giorni umore e comportamento: è come se politica e finanza stiano vivendo in due mondi diversi.

Come spiegare, altrimenti, l’indifferenza dei mercati agli allarmi sui rischi economici e sistemici che si accumulano tra Europa e Asia, lanciati quasi ogni giorno dalle Banche centrali, dalle istituzioni internazionali e persino dai governi? Venerdì, dopo 4 sedute di ribassi azionari, fuga dal rischio e pessimismo dilagante, è bastato un buon dato mensile sull’occupazione americana per trasformare la paura in ottimismo globale: eppure, l’economia è la stessa di giovedì, le incognite di Brexit non cambiano mentre i rapporti tra Londra e Bruxelles sono persino peggiorati. Quindici anni fa, in piena bolla immobilare e dei titoli web, Alan Greenspan definì questo comportamento «Esuberanza irrazionale dei mercati»: la strada su cui corrono le Borse non è molto diversa. Incuranti dei rischi e con le tasche piene di liquidità, gli investitori hanno aperto la caccia ai record. L’indice S&P 500 ne ha messi a segno due in sole due sedute, evento che non si verificava da inizio 2015. Ma anche gli indici europei sono usciti dalla nebbia e la sterlina ha cominciato a risalire sul dollaro. Persino le banche, il settore più colpito dalle vendite in Borsa sia prima che dopo il referendum inglese, hanno riconquistato alcune posizioni, ma la strada per recuperare quanto perso in un anno resta lunga. Ma tant’è, in questa situazione incerta per il credito, anche la prospettiva di un accordo tra Ue e Italia sugli aiuti alle banche ha giocato un ruolo importante per l’intero comparto.

“Incuranti dei rischi e con le tasche piene di liquidità, gli investitori hanno aperto la caccia ai record”

 

Detto questo, è bene non farsi contagiare troppo dall’esuberanza. Se da un lato l’S&P 500 è in record, dall’altro solo grazie al rialzo di ieri il Nasdaq e il Dow Jones sono passati dal segno negativo a quello positivo rispetto all’inizio dell’anno: in altre parole, non tutte le aziende e tutti i comparti stanno risalendo la china. La spinta non viene titoli dai «growth stocks» come i tecnologici, ma dai titoli e dai comparti difensivi tipici dei momenti di crisi e di incertezza. Non solo. Il fatto che i titoli di Stato di mezzo mondo abbiano tassi sottozero mal si combina con il rally degli indici azionari: o gli investitori non sanno più dove parcheggiare il denaro ed è caduto il muro tra rischio e prudenza, o si è in presenza di un chiaro bipolarismo.

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