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L’offerta di petrolio cala ma ora c’è troppa benzina

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L’offerta di petrolio cala ma ora c’è troppa benzina

Da un eccesso all’altro. Non è più il surplus di petrolio ad allarmare il mercato, bensì quello di carburanti. È questo passaggio, in fondo prevedibile, ad aver rimesso il barile su una traiettoria ribassista dopo il rally che ne aveva quasi raddoppiato le quotazioni dai minimi pluriennali di gennaio.

È stata proprio l’abbondanza di greggio a basso costo - che ha garantito a lungo margini generosi, come non si vedevano da anni - a spingere le raffinerie ad accelerare le lavorazioni. Ma la crescita dei consumi, per quanto robusta, non è riuscita a tenere il passo. Nel primo trimestre, denuncia l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), l’incremento della produzione di carburanti ha superato del 60% quello dei consumi.

Il risultato ora è sotto gli occhi di tutti, evidenziato dagli ultimi dati dagli Stati Uniti: oltre Oceano le scorte di benzine sono risalite a 240 milioni di barili, di nuovo vicine al record, aumentando persino nella settimana col ponte del 4 luglio, al picco della driving season. I fondi di investimento, che a lungo avevano scommesso sulla ripresa del petrolio, non possono più ignorare il fenomeno. E infatti stanno cambiando orientamento: le posizioni nette lunghe (all’acquisto) sono ai minimi da 4 anni e negli ultimi giorni il greggio ha testato più volte al ribasso la soglia dei 45 dollari.

Ieri il Brent e il Wti hanno chiuso rispettivamente a 47,61 e 45,95 $, in rialzo di circa mezzo punto percentuale, nonostante Baker Hughes abbia segnalato per la terza settimana consecutiva un aumento delle trivelle per l’estrazione di petrolio negli Usa (+6 a un totale di 357).

All’inizio dell’anno - mentre il barile scendeva ai minimi da 13 anni, sotto 30 dollari - l’Aie temeva che il mondo sarebbe «affogato nel petrolio». Entro l’estate, prevedeva Bob Dudley, ceo di Bp, avremmo avuto scorte così ampie da riempire anche le piscine.

L’iperbole si è rivelata quasi profetica. Oggi i serbatoi di stoccaggio sono così pieni - e i terminal petroliferi così intasati da navi in attesa di scaricare - che greggio e carburanti vengono sempre più spesso custoditi non in piscina, ma comunque a bordo di costose petroliere. Gli stoccaggi galleggianti sono ai massimi dal 2009: 95 milioni di barili in giugno, stima l’Aie, più del petrolio che viene estratto in un giorno in tutto il mondo (anche se il paragone regge solo fino a un certo punto, perché in gran parte si tratta di carburanti).

Il contango, ossia il premio dei prezzi a futuri rispetto a quelli a pronti, si è ampliato ma non abbastanza da incoraggiare l’accumulo a fini di lucro. Secondo l’agenzia Ocse stavolta non è la speculazione a guidare il fenomeno, ma «difficoltà logistiche e commerciali». In parole povere, c’è più offerta di quanto il mercato riesca ad assorbirne.

SCORTE DI BENZINA NEGLI USA
Milioni di barili, dati settimanali (Fonte: Eia)

L’eccesso di greggio in realtà si sta attenuando: le scorte hanno iniziato gradualmente a calare, grazie a consumi sostenuti e a un calo della produzione che in alcune aree del mondo è decisamente marcato, come hanno confermato ieri i dati dalla Cina: Pechino ha estratto 4,03 milioni di barili al giorno in giugno, l’8,9% in meno rispetto a un anno fa e nel primo semestre è scesa al minimo dal 2010 (4,07 mbg). Negli ultimi 12 mesi gli Usa hanno perso quasi un milione di barili al giorno, scendendo sotto 9 mbg.

I prodotti raffinati tuttavia non hanno ancora smesso di accumularsi, anche in questo caso con un forte contributo della Cina, che è tornata a indondare i mercati con i carburanti che produce in eccesso: il mese scorso le sue esportazioni nette hanno superato 500mila bg.

Il surplus di benzina e diesel, sempre più evidente in tutto il mondo, Europa compresa. E sta già spingendo le raffinerie (soprattutto in Asia, dove i margini sono calati più in fretta) a rallentare le lavorazioni: una reazione che si traduce in una minore domanda di greggio e che quindi rischia solo di spostare il problema scorte di nuovo su quest’ultimo .

«L’esistenza di scorte molto elevate è una minaccia alla recente stabilità dei prezzi», ha messo in guardia pochi giorni fa l’Aie. A meno di un’accelerazione a sorpresa della domanda, ha aggiunto, «le scorte di prodotti raffinati potrebbero aumentare ancora». In realtà ci sono segnali che la domanda stia rallentando, piuttosto che accelerando il passo.

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