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Vicenza-Veneto Banca, due mesi per studiare la fusione

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Vicenza-Veneto Banca, due mesi per studiare la fusione

Due mesi di tempo per stilare due piani industriali convergenti e sinergici. Obiettivo: valutare entro l’anno la fattibilità di una fusione che, se non nasceranno ostacoli insormontabili, potrebbe vedere la luce già nel secondo trimestre del 2017. È questa, a quanto risulta a Il Sole 24 Ore, la road map che si sono date Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca al termine di un incontro tra i vertici avvenuto ieri a Milano. A spingere verso l’aggregazione del resto sarebbe lo stesso azionista unico Atlante. In una lettera indirizzata ieri ai Cda delle due banche, il fondo presieduto da Alessandro Penati ha chiesto ai due istituti di stilare un piano che preveda «uno scenario di fusione» contemplando così le «sinergie rispetto a una situazione stand alone».

L’esito di un’aggregazione non è scontato. Ogni decisione verrà definita tra dicembre e gennaio, una volta verificato il parere della Bce. Senza contare che ci sarà da colmare, oltre alle distanze tra le banche, che non sembrano del tutto allineate sul tema, anche le resistenze dei sindacati, che hanno già dichiarato battaglia ieri attraverso un comunicato congiunto.

Ma intanto i cantieri per verificare la praticabilità della fusione ci sono. Al tavolo di confronto, nello studio legale Orrick Herrington & Sutcliffe, si sono ritrovati il presidente di Veneto Banca, Beniamino Anselmi, il vice presidente della Popolare di Vicenza, Salvatore Bragantini, e l’a.d. di Veneto Banca, Cristiano Carrus, oltre a, quanto risulta, anche i rappresentanti di Quaestio Sgr (gestore di Atlante e azionista di maggioranza delle due banche) assieme agli advisor di Boston Consulting Group. In collegamento telefonico anche il presidente di PopVi, Gianni Mion e l’a.d. Francesco Iorio.

Che sia iniziato il percorso di avvicinamento tra i due istituti in vista dell'aggregazione è stato confermato anche dallo stesso presidente di Veneto Banca. «Assolutamente sì», ha detto Anselmi al termine dell'incontro. «Ci vogliamo sempre bene, siamo disponibili a qualsiasi cosa, siamo laici e aperti a tutto», ha detto, precisando tuttavia che non è stato «deciso nulla». Parole allineate a quelle dello stesso Bragantini: «Anselmi ha detto bene», ha commentato il vice presidente della Popolare di Vicenza, secondo cui l'avvio del dialogo di avvicinamento «è assodato».

Di sicuro i tempi stringono. Già alla fine della prossima settimana, a quanto risulta al Sole, dovrebbe nascere una cabina di regìa congiunta (steering committee) che secondo le richieste di Atlante servirà a «garantire l'indispensabile coordinamento tra le due banche, e tra management e rispettivi consigli». Il comitato sarà formato dai presidente delle due banche, dai due vicepresidenti e dai due amministratori delegati, e dagli advisor. Al gruppo di lavoro toccherà aiutare le due banche a coordinarsi nella definizione dei due piani industriali 2017-2019: i business plan non solo dovranno contenere tutte le mosse necessarie per rimettere in sicurezza le due banche ma anche elencare le possibili opzioni straordinarie (si pensa alle cessioni, dalla bancassurance all'asset management) che serviranno a rafforzare i ratio patrimoniali. Il lavoro sarà a dir poco intenso. E ogni settimana i management dovranno aggiornare i rispettivi Cda sullo stato dell'arte, così da arrivare a fine anno per presentare i piani prima ad Atlante e poi in Bce, cui spetta l'ultima parola. Entro gennaio, insomma, dovrebbe essere scritta la parola definitiva sull'eventuale aggregazione.Ecco perchè entro fine anno entrambi gli istituti devono sciogliere anche il nodo dei rimborsi relativi ai tavoli di conciliazione. Un passaggio, questo, che sarebbe dirimente rispetto al superamento delle soglie Srep, le cui bozze sono state inviate a fine settembre. Il pressing Bce è rivolto in particolare allo smaltimento in prospettiva degli Npl. Francoforte vuole evitare il rischio che sul mercato rimangano banche fragili. Da qua la richiesta di un aumento delle coperture su crediti che, complessivamente, creerebbe un gap di capitale stimato attorno ai 2 miliardi tra entrambi gli istituti. In prospettiva nasce quindi la possibilità che le due banche, una volta raggiunto l'accordo di aggregazione, necessitino di una ricapitalizzazione. In quel caso potrebbe essere richiamato in gioco lo stesso Atlante, che ha già impegnato 2,5 miliardi nella ricapitalizzazione delle due venete nei mesi scorsi, e che oggi ha a disposizione altri 2,6 miliardi nel braccio di Atlante 1. Non è da escludere tuttavia che nell'eventuale operazione di ripatrimonializzazione possano essere coinvolti altri soggetti finanziari, anche in un'ottica di successiva valorizzazione delle quote dello stesso fondo di stabilizzazione.

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