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I tagli Opec ora si estendono anche all’export di petrolio

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I tagli Opec ora si estendono anche all’export di petrolio

La strategia saudita comincia a funzionare. «Vedrete che le esportazioni di petrolio diminuiranno in modo netto», aveva promesso il ministro Khalid Al Falih al vertice Opec di fine maggio. E così è stato.

A certificarlo sono gli arcirivali del gruppo, gli Stati Uniti: il rapporto mensile dell’Energy Information Administration (Eia) afferma che l’export di greggio dell’Opec è calato addirittura di 1,3 milioni di barili al giorno tra luglio e agosto.

L’offerta sta diminuendo anche altrove. Nel Mare del Nord le estrazioni petrolifere sono diminuite di 50mila bg, riducendo le forniture di Brent ai minimi dal 2014, evento che probabilmente ha contribuito ai maggiori rialzi del riferimento europeo, rispetto al Wti.

Dopo l’uragano Harvey – e al netto di Irma, su cui ogni valutazione è prematura – l’Eia ha inoltre tagliato le stime sulla produzione di greggio Usa: nel 2017 si aspetta ora una crescita di 0,4 invece che 0,5 mbg, a 9,25 mbg (destinati comunque a salire nel 2018 al record storico di 9,84 mbg).

I tecnici americani escludono peraltro un effetto depressivo degli uragani sulla domanda: l’incremento atteso per quest’anno negli Usa è salito da 340mila a 350mila bg.

Anche il rapporto mensile dell’Opec evidenzia analoghi segnali di riequilibrio sul mercato, con offerta un po’ più debole e consumi in accelerazione, grazie soprattutto a Europa e Cina, che hanno indotto il gruppo ad alzare di nuovo le stime sulla domanda, ora attesa in crescita di 1,42 mbg nel 2017 (a 96,8 mbg) e di 1,35 mbg nel 2018.

I numeri della produzione non Opec hanno subito una limatura, legata a rallentamenti in Russia e Kazakhstan, alleati del gruppo. Mentre l’Opec stessa per la prima volta da aprile è tornata a ridurre l’output: a 32,755 mbg in agosto – per effetto di cali produttivi in Libia e Venezuela, ma anche Arabia Saudita, Iraq ed Emirati arabi – ora è pressapoco in linea con i 32,8 mbg che l’Opec stessa si aspetta che il mercato le richiederà nel 2018.

L’allineamento non basta tuttavia garantire che le scorte saranno smaltite, a maggior ragione se l’accordo sui tagli produttivi dovesse davvero concludersi a marzo. È per questo motivo che la diplomazia saudita si sta muovendo, per ottenere una proroga di «almeno altri tre mesi» secondo fonti Bloomberg.

Il petrolio Brent per novembre ha chiuso a 54,27 $/barile (+0,8%), il Wti per ottobre a 48,23 $ (+0,3%).

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