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Ecco quali sono i beni rifugio in caso di tempesta sui mercati

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RISPARMIO

Ecco quali sono i beni rifugio in caso di tempesta sui mercati

I mercati possono avere tre andamenti: rialzista, ribassista o neutrale. Un trend dipende da svariati fattori e così come nasce allo stesso tempo può essere rimpiazzato da un altro dei tre. Quando i mercati si trovano nella fase ribassista, altresì definita sell-off, la liquidità migra verso gli asset ritenuti più sicuri. Gli inglesi chiamano questo effetto flight to quality, volo verso la qualità. Tra gli investimenti oggi considerati più sicuri quando i mercati sono “cattivi” ci sono alcune valute (nell’ordine yen, dollaro e franco svizzero), titoli di Stato (Bund tedesco e Treasury Usa) e, tra le materie prime, l’oro. Ma non va dimenticato il contrario: se il trend è rialzista i “beni rifugio” possono scendere diventando paradossalmente asset rischiosi.

GUARDA IL VIDEO / Mercati pesanti per timori su guerra dei dazi

In questa significativa prima fetta del 2018 ci sono state tre fasi distinte di flight to quality. La prima è scattata il 25 gennaio e si è chiusa il 9 febbraio. I mercati hanno reagito molto male alla “buona notizia” arrivata sul fronte dell’inflazione negli Stati Uniti: è cresciuta più del previsto grazie all’aumento dei salari. Gli investitori, nel loro razionale cinismo, hanno visto in questo dato il rischio di eccessivi rialzi dei tassi e quindi hanno venduto azioni (perché la prospettiva di tassi più alti rende meno competitivi i dividendi offerti dalle azioni rispetto alle cedole dei bond). Ma sono state vendute anche le obbligazioni (per aggiornare i rendimenti attesi dei titoli in circolazione alle nuove aspettative sui tassi).

Un ribasso importante che ha visto l’indice Eurostoxx cedere il 10% in tre settimane. In quell’occasione la conferma che i mercati si trovavano in una fase di tensione è arrivata dopo la prima settimana. Gli acquisti coordinati sui beni rifugio sono scattati a inizio febbraio. Nel range fino al 9 febbraio i principali beni rifugio si sono apprezzati tra il 2% (dollaro, franco svizzero) e 3% (yen contro euro). Minore lo scatto del Bund tedesco (+0,7%) mentre è mancato all’appello l’oro che ha perso il 3% proprio nella fase di tempesta.

Come sono andate le cose nella seconda correzione annua? Questa volta non è stata l’inflazione migliore delle attese ad agitare i mercati ma la tensione su scala globale è partita dall’Italia. Per gli investitori l’ipotesi che l’Italia fosse guidata da Paolo Savona, economista noto per le sue posizioni anti-euro e in ogni caso contrarie all’ortodossia europea, ha fatto scattare il sell-off. La burrasca è durata due settimane, da metà a fine maggio (Eurostoxx 50 -5% e Ftse Mib -10%). Anche in questa occasione gli algoritmi hanno spostato i capitali su beni rifugio. Lo yen si è apprezzato del 4,6% sull’euro, il Bund tedesco è cresciuto, in quanto ritenuto l’ultimo fortino dell’Eurozona, del 3,5% e il dollaro ha innestato la marcia con un altro +2% (dollar index calcolato su un paniere delle principali divise). L’oro è risultato poco mosso mentre è mancato all’appello il franco svizzero che invece a questo giro ha perso il 2% dando l’impressione ad alcuni di aver perso lo status di rifugio.

L’ultima correzione ad oggi riscontrata va dal 14 al 28 giugno. L’Eurostoxx ha perso il 5%: si è intensificata la polemica sui dazi commerciali e gli investitori sono definitivamente entrati nel mood dell’inizio di una guerra commerciale in particolare tra Usa e Cina, senza esclusioni di colpi sul fronte europeo. Stando però alla “prova del nove” dei beni rifugio (piuttosto neutrali a parte l’oro che ha continuato a scendere) quest’ultimo ribasso delle Borse non ha fatto scattare il “volo verso la qualità” evidenziando che gli investitori in quest’occasione non hanno pigiato il tasto warning.

“Come mai l’oro non ha risposto in questo 2018 all’appello di bene rifugio? E quando dovremo aspettarci la prossima corsa agli investimenti sicuri?”

 

A questo punto resta da capire: 1) come mai l’oro non ha risposto in questo 2018 all’appello di bene rifugio? 2) quando dovremo aspettarci la prossima corsa agli investimenti sicuri? Quanto al primo dubbio non bisogna dimenticare che l’oro è quotato in dollari e quindi quando il dollaro sale (perché è anche un bene rifugio) il prezzo dell’oro tende a deprimersi.

Solitamente gli investitori si rifugiano sull’oro, oltreché sul dollaro, in caso di gravissime crisi (durante la crisi finanziaria dei subprime tra il 31 ottobre 2007 e il 9 marzo 2009, l’oro salì del 15,8% rispetto al -59,1% delle Borse globali). Ciò vuol dire che le tre tempeste di questa parte del 2018 non sono state ritenute così minacciose. La seconda domanda potrebbe trovare (ci auguriamo di no) risposta il prossimo autunno.

Tra i fattori ribassisti ci sono: l’approvazione della legge di bilancio in Italia con il nuovo governo (forse) orientato a scontrarsi con i paletti europei; un’eventuale escalation della guerra commerciale; la decisione della Banca del Giappone di ammorbidire il controllo della curva dei rendimenti che potrebbe innescare un sell-off sul mercato obbligazionario. Si tratta, ovviamente, di ipotesi. Vedremo come andrà e nel caso, se le cose andranno per il peggio, se a questo giro gli investitori compreranno anche nell’oro, il rifugio di ultima istanza.

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