Finanza & Mercati

Divergenze pericolose: la strana corsa di Stoxx 600 e Bund

  • Abbonati
  • Accedi
GRAFINOMIX

Divergenze pericolose: la strana corsa di Stoxx 600 e Bund

I prezzi delle azioni salgono e quelli delle obbligazioni scendono (facendo aumentare i loro rendimenti). Questa è la correlazione inversa insegnata dai manuali che si occupano di mercati finanziari e che vale sempre, o quasi. Perché in periodi, non frequenti, come questo primo scorcio del 2019 può capitare che una delle due direzioni si inverta: un segnale che di sicuro incuriosisce, per certi versi favorevole per gli investitori, per altri invece anche preoccupante. Da inizio anno l’indice azionario paneuropeo Stoxx 600 ha infatti guadagnato oltre il 9%, ma anche i prezzi del Bund tedesco, il più importante fra i bond governativi, stanno crescendo: lo dimostrano i rendimenti del titolo decennale tedesco che sono di nuovo scesi dallo 0,25% allo 0,10 per cento.

Un andamento anomalo, dunque, che ha una duplice spiegazione: da una parte la riduzione delle tensioni legate alla guerra commerciale fra Usa e Cina, dall’altra il rallentamento dell’economia globale. Due elementi divergenti che per il momento il mercato, reduce da un 2018 da dimenticare su quasi tutti i fronti, interpreta con favore. Ma anche un movimento che difficilmente può protrarsi a lungo in modo strutturale. «Il calo dei bond si è sempre associato a un ribasso dell’inflazione implicita o a una riduzione dei tassi reali», spiega Angelo Meda, Responsabile azionario di Banor Sim, facendo notare come da tre mesi il mercato si stia infatti concentrando sull’inflazione, che in Germania è scesa dall’1,40% allo 0,95 per cento.

A sua volta però l’indice dei prezzi al consumo in calo tradisce il fatto che il mercato dei bond si stia aspettando un rallentamento economico importante, che è già in parte nelle cifre (in Italia, ma non solo), ma che non è al momento prezzato dal mercato azionario, che continua invece a recuperare terreno.
Quest’ultimo è insomma il rischio principale: «Le Borse non stanno guardando il rallentamento economico – avverte Meda – o comunque lo considerano temporaneo, dovesse invece protrarsi per più di un trimestre c'è allora spazio per scendere».

Il precedente del 2015 (con il Qe)
Per scoprire un precedente per un movimento del genere non occorre per la verità spostare troppo indietro le lancette del tempo. Già all’inizio del 2015 i mercati azionari europei erano saliti, addirittura del 25% in 4 mesi, mentre il tasso del Bund decennale si era ridotto dello 0,5% fino quasi ad azzerarsi. Era però quello il periodo in cui sono iniziati gli acquisti legati al Piano Draghi che proprio adesso la Bce ha deciso di terminare. «Un elemento questo - aggiunge Meda - che rende l’effetto distorsivo attuale ancora più importante». E che pesa ancora di più sulla bilancia dei rischi. Qualcuno fra bond e azioni ha preso la direzione sbagliata, e prima o poi dovrà correggerla.

© Riproduzione riservata