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Questo articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2012 alle ore 13:47.

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«Specializzazione, diversificazione dell'attività e apertura ai clienti esteri. Abbiamo puntato su queste leve per tenere sul mercato e quest'anno contiamo di mantenere gli stessi risultati del 2011, con un fatturato di 34 milioni». Giuseppe Moro, presidente e ad di Convert Italia, azienda romana che realizza impianti fotovoltaici e produce stazioni di energia per l'alimentazione di industrie e ponti radio, è riuscito così a tenere testa alla crisi che sta mordendo le imprese laziali.

«Abbiamo deciso di rafforzarci sui servizi – spiega – potenziando l'attività di manutenzione, ma soprattutto crediamo che ormai senza export non si può crescere. Per questo abbiamo realizzato un nuovo brevetto fatto solo per l'estero, una "testina" ad alta tecnologia che fa ruotare i pannelli solari. Nei prossimi anni contiamo di realizzare all'estero un terzo dei nostri ricavi».

Il caso di Convert dimostra che rivedere le proprie strategie industriali può rivelarsi decisivo per resistere, in uno scenario che ha visto nel 2011 l'attività economica del Lazio ristagnare. E dove – secondo l'ultimo rapporto della Banca d'Italia sull'economia della regione – le tendenze recessive sono proseguite nei primi mesi di quest'anno. Nell'indagine condotta dall'istituto di via Nazionale, se lo scorso anno la quota delle aziende industriali laziali sopra i 20 dipendenti con un fatturato nominale in crescita si era mantenuta intorno al 60%, in linea con i valori nazionali, nel 2012 le previsioni peggiorano nettamente, con la stessa quota che scende sotto il 50%. Così come sono peggiorate le prospettive per ordinativi e produzione. I distretti delle produzioni tipiche del territorio, eccezion fatta per quelli tecnologici, arrancano, e pesa anche l'incertezza sul futuro dello stabilimento Fiat di Cassino.

La ripresa è dunque ancora lontana, come confermano anche gli ultimi dati di Unindustria sull'andamento del valore aggiunto del Lazio (a prezzi 2000). Dopo una lieve flessione dello 0,2% nel 2011, quest'anno è atteso un calo dell'1% e solo nel 2013 si prevede un ritorno al segno positivo (+0,5%).

«Il Lazio sta soffrendo questa crisi più di quella del 2008-2009 – spiega Matteo Caroli, ordinario di Economia e gestione delle imprese internazionali all'università Luiss-Guido Carli – perché ha un'economia maggiormente concentrata sulla domanda interna, che questa volta ha subìto una contrazione molto forte. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di natura dimensionale: il tessuto produttivo laziale è fatto di piccole imprese. La presenza di realtà medio-grandi, che si stanno rivelando in questi anni più competitive, è inferiore rispetto ad altre regioni». Un dato che richiama l'urgenza di attuare sul territorio politiche a favore del rafforzamento dimensionale delle aziende. «Non solo – dice Caroli – attraverso forme di aggregazione, come le reti di imprese, ma anche con un maggiore ricorso a interventi di private equity e venture capital, investitori finanziari che consolidano l'impresa e permettono di fare investimenti per la crescita».

Piccole e micro imprese sono infatti quelle che hanno dimostrato, secondo Bankitalia, le maggiori difficoltà, proprio per il limitato accesso alla domanda estera, di fronte a un export che continua invece la sua fase espansiva, pur rallentando il ritmo di crescita.

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