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Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2013 alle ore 06:44.
VENEZIA - L'inserimento da parte delle Nazioni Unite nel programma Ideass come "una delle innovazioni per lo sviluppo dell'umanità", il premio Gaetano Marzotto per l'"impresa del futuro": da quando hanno immerso le mani nei barattoli di vernice colorata e le hanno impresse sui muri bianchi dell'incubatore, il giorno dell'inaugurazione, la Solwa, Srl fondata da un gruppo interdisciplinare di giovani professionisti (Paolo Franceschetti, Matteo Pasquini, Alice Tuccillo, Davide Franceschetti, Marco Sportillo ed Enzo Muoio, 34 anni il più vecchio) ha già incassato premi e notorietà. È passato poco più di un anno: «Il nostro modulo è nato come dissalatore di acqua marina, ma nel tempo si è evoluto in strumento capace di trattare ogni tipo di acqua inquinata da componenti solide – spiega Tuccillo –. È stato il mercato stesso, in questo lasso di tempo, a indicarci differenti applicazioni possibili; in alcuni casi si tratta di richieste o manifestazioni di interesse arrivate dall'estero».
Potenziali clienti che trainano l'idea iniziale e ne sollecitano la realizzazione: «Possiamo estrarre l'acqua da qualunque matrice, separandola dalle particelle solide. Questo apre al settore del trattamento dei fanghi, che attualmente vengono essiccati utilizzando svariati metodi meccanici e termici. La nostra tecnologia ha dimostrato alta efficienza nell'estrazione dell'umidità dall'aria, aumentando le prestazioni di essiccamento, eliminando anche il problema di possibili emanazioni di odori all'esterno, in quanto si avvale di un ricircolo chiuso di aria all'interno del sistema». E poi c'è il settore alimentare: «La disidratazione è una tecnica di conservazione del cibo che consiste nell'eliminare i liquidi dagli alimenti sottoponendoli a una fonte di calore: è proprio l'acqua presente nei prodotti a causare lo sviluppo di muffe e batteri. Per le organizzazioni non governative potrebbe essere importante rendere disponibile e protetta la componente proteica di alcuni cibi, da distribuire anche in tempi lunghi dove necessario».
I sei imprenditori – la commercialista, l'ingegnere, il dottore in scienze ambientali – hanno fino a poco tempo fa lavorato per Solwa mantenendo un'altra occupazione: «Nessuno di noi ha vissuto interamente di questo progetto, nè ha dedicato esclusivamente all'impresa il proprio tempo e le proprie energie». Ora è il momento della svolta: l'obiettivo è portare il modulo sperimentale – che è stato impiegato finora in Sud America, Palestina e Burkina Faso, principalmente per la potabilizzazione dell'acqua – a industrializzazione entro il 2013, e per questo sono iniziati i colloqui che porteranno all'assunzione di due ingegneri. Alla fine del percorso, il modulo realizzato dovrà fornire prestazioni ancora migliori di quelle attialmente sottoposte a follow up, adattabile a essere montato in qualunque zona e situazione.
Fra le prospettive che si aprono, anche una collaborazione con il ministero della Difesa e alcune società per creare giardini desertici: la tecnologia dell'impresa veneziana, con il proprio ciclo di gestione dell'acqua, potrebbe servire a coltivare in climi ostili piante per l'alimentazione, ma anche vegetali da destinare a scopi energetici (biomasse).
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