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Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2014 alle ore 15:41.

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Il ministero per le Politiche agricole, attraverso la propria finanziaria Isa, entra nel capitale dell'oleificio Mataluni (94 milioni di euro di fatturato, 200 dipendenti e 100 milioni di litri di olio d'oliva e di semi commercializzati l'anno) per favorirne lo sviluppo internazionale. È questo il senso dell'operazione presentata al ministero per le Politiche agricole dall'ad di Isa, Enrico Corali, dal presidente della campana oleifici Mataluni (titolare dei marchi olio Dante, Olita, Topazio, Vero), Biagio Mataluni e dal ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina. In sostanza nell'ambito di un aumento di capitale realizzato dall'azienda campana Isa rileva il 20% del capitale apportando una dotazione di 15 milioni di euro. L'investimento complessivo sarà però portato a 30 milioni dall'analogo intervento che sarà operato dalla stessa Oleifici Mataluni.

Niente "olio di Stato" ma di un'operazione di sistema
L'intervento da parte della finanziaria che fa capo al ministero per le Politiche agricole non ha nulla a che vedere con analoghi interventi effettuati in passato e troppo spesso etichettati come operazioni dello "Stato imprenditore". A illustrare i termini dell'operazione l'ad di Isa, Enrico Corali. «Prima di poterne parlare diffusamente – ha spiegato – abbiamo dovuto attendere il via libera Ue. Il nostro intervento consiste in un investimento nell'azienda da 15 milioni di euro che avrà un rendimento del 4,5%. Si tratta di un ingresso nel capitale che ha tutte le caratteristiche del prestito. Una forma ibrida di investimento che è a metà fra il prestito e l'ingresso nel capitale e questo perché abbiamo già negoziato i termini per un'eventuale conversione in azioni. Conversione che avverrà solo se si verificheranno determinate condizioni nel miglioramento dei parametri industriali dell'azienda fra i quali prioritario sarà l'incremento occupazionale nel corso dei prossimi anni».

Progetto di rafforzamento sui mercati internazionali dell'Olio Dante
A entrare nel merito dell'investimento il presidente degli Oleifici Mataluni, Biagio Mataluni. «Con questa operazione – ha aggiunto – entra nella sua fase operativa il nostro progetto di rafforzamento internazionale del marchio olio Dante. La nostra strategia prevede infatti un importante sviluppo internazionale del l'olio extravergine 100% italiano a marchio Dante che in Italia detiene una quota di mercato del 20% ma che all'estero è ancora poco conosciuto. Si tratta di un investimento che punta a preparare l'azienda a eventuali partnership internazionali che sono allo studio e rientra a pieno titolo nella logica che stiamo sviluppando e che va nel senso di promuovere il dialogo fra mondo agricolo e industria. Proprio la cattiva comunicazione che c'è stata in passato fra questi due anelli della filiera è stata alla base del sorpasso operato dalla Spagna ai danni dell'Italia sull'olio d'oliva. E' da qui che dobbiamo ripartire per recuperare posizioni».

Una nuova stagione di dialogo fra pubblico e privato
La partnership fra Isa e Olio Dante si candida a diventare un modello in grado di definire i nuovi confini di un intervento dello Stato a sostegno dell'economia. «Il nostro obiettivo – ha commentato il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina – è quello di incrociare il settore primario con la media impresa agroindustriale. Occorre promuovere un salto di qualità nei rapporti fra questi due segmenti della filiera perché passa da una maggiore capacità di fare squadra fra agricoltura e industria e fra pubblico e privato la possibilità di far compiere un vero salto di qualità all'agroalimentare made in Italy». Il ministro ha poi sottolineato la possibilità di irrobustire strumenti di sostegno alle imprese. «Entro la fine dell'anno – ha aggiunto – presenteremo il piano degli investimenti triennali che siamo in grado di movimentare. Chiariremo ciò che può fare il pubblico anche lavorando insieme con il privato. Si tratta di leve che nel giro di pochi anni possono consentire di irrobustire lo scheletro della media impresa italiana che può diventare così la piattaforma di riferimento del sistema».

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