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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2014 alle ore 06:37.
L'ultima modifica è del 09 ottobre 2014 alle ore 10:11.

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Nei giorni cruciali per la riconferma del cosiddetto «bonus mobili» anche nel 2015, un messaggio importante al governo arriva dalle stime di FederlegnoArredo relative all'impatto di questo incentivo fiscale sull'economia del settore e al beneficio anche per le casse dello Stato. Un impatto, dicono da FederlegnoArredo, al di sopra delle aspettative.

L'associazione che riunisce le imprese del comparto ha calcolato per il periodo 2013-2014 (ovvero dall'entrata in vigore della misura sino alla fine di quest'anno) una spesa finale collegata al bonus pari a 1,9 miliardi, che si traduce in 10mila posti di lavoro «salvati» nella filiera, indotto compreso. Non solo: l'incentivo fiscale (che prevede la possibilità di detrarre nella dichiarazione dei redditi il 50% della spesa per mobili in caso di ristrutturazione edilizia abitativa, fino a una spesa massima di 10mila euro) porta benefici anche allo Stato, che compensa il minore gettito Irpef (spalmato su dieci anni) con un gettito Iva aggiuntivo di 360 milioni, senza contare il risparmio di circa 40 milioni di euro sulla cassa integrazione a cui, senza la leva del bonus, molte aziende avrebbero dovuto fare ricorso.
È bene infatti ricordare che il settore del legno-arredo (che vale circa 28 miliardi di euro l'anno) ha registrato dall'inizio della crisi, sul fronte del mercato interno, perdite per quasi il 40%, solo in parte compensate dalle buone performance delle esportazioni, tanto che le previsioni sul fatturato 2014, nonostante i buoni risultati ottenuti grazie al bonus, sono ancora di segno negativo. La detrazione del 50% è stata dunque una leva decisiva, dicono da FederlegnoArredo, per sostenere i consumi di un mercato interno ancora asfittico e salvaguardare così migliaia di posti di lavoro, non soltanto tra le imprese produttrici, ma in tutta la filiera, compresi rivenditori e distributori, che nel suo complesso dà occupazione a 430mila addetti.

Non a caso, al momento della sua introduzione con il decreto legge 63 del 4 giugno 2013, il bonus mobili era stato salutato dalle aziende del settore come una misura di «vera politica industriale». Non un incentivo a pioggia, ma una misura fiscale capace di innescare un meccanismo virtuoso nel sistema produttivo, di «favorire la lotta alla disoccupazione, sostenere un settore cruciale del made in Italy e garantire allo Stato un consistente e immediato gettito Iva», spiegano da FederlegnoArredo. E così è stato, secondo i dati elaborati dal Centro Studi della Federazione. Per questo gli imprenditori chiedono ora a gran voce che questo strumento sia confermato anche nel 2015, attraverso l'inserimento nella legge di Stabilità che entro metà mese dovrà essere presentata a Bruxelles.

Le stime di FederlegnoArredo parlano di 375mila contribuenti che tra settembre dello scorso anno (quando nei fatti la misura è diventata operativa) e la fine di quest'anno faranno ricorso al bonus mobili, per una spesa media di circa 5mila euro. Si tratta, precisano dalla federazione, di stime «prudenziali», calcolate a partire dalle dichiarazioni dei redditi di Caf e sindacati del 2013 quando, in poco più di tre mesi, circa 125mila persone hanno utilizzato il bonus, per una spesa lorda di 625 milioni di euro (che si traduce in un beneficio netto di circa 320 milioni per le imprese). E se è vero che la misura comporta, per lo Stato italiano, un mancato gettito Irpef, è maggiore il beneficio che il Fisco ne ricava in termini di Iva aggiuntiva immediata, ma anche di tasse da redditi sul lavoro.

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