Mondo

Dossier L’Ocse: Brexit brucerà il 6% del Pil inglese

  • Abbonati
  • Accedi
Dossier | N. (none) articoliReferendum su Brexit

L’Ocse: Brexit brucerà il 6% del Pil inglese

Mancava solo la voce dell'Ocse al coro che mette in guardia Londra dalle conseguenze economiche del Brexit, l'addio all'Unione europea che sarà al vaglio degli elettori nel referendum del 23 giugno. S'è sentita, forte e chiara, come già si era levata quella del Fondo monetario poche settimane fa.
E anche in questo caso per bocca del suo rappresentante più autorevole, il segretario generale Angel Gurria pronto a confermare alla Bbc i dati diffusi dal centro studi dell'organismo internazionale. L'analisi dell'Ocse lancia un messaggio semplice ed efficace: Brexit brucerà il 3% di crescita del Pil entro il 2020 e il 6% entro il 2030, porterà con sé una tassa e non una tassa una tantum. Un balzello che costerà alle famiglie del Regno Unito 3200 sterline di media.

«Un'imposta che equivale mediamente – ha precisato il numero uno dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo – a un mese di reddito di un nucleo familiare. Maturerà progressivamente nei quattro anni successivi all'uscita dall'Ue, ma continuerà a pesare sui cittadini britannici fino al 2030». Parole che mandano in frantumi la tesi dei brexiters pronti a riconoscere il possibile choc economico sul breve periodo in caso di pollice verso all'Ue, ma fermi nel sostenere che sul medio e lungo termine il divorzio da Bruxelles porterà benefici economici.

Tesi che si regge su un enunciato, non avendo mai trovato indicazioni empiriche in grado di sostenerla. E sul punto Angel Gurria è stato netto, facendo di fatto sue le parole pronunciate nei giorni scorsi dal Cancelliere George Osborne secondo il quale «l'idea di avere pieno accesso al mercato Ue senza esserne membro» è totale fantasia.

“«Non c'è alcuna ragione per pensare che Londra possa arrivare ad accordi commerciali e intese
sugli investimenti migliori di quelli esistenti»”

Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse  

«Abbiamo fatto tutte le simulazioni possibili – ha detto il segretario generale dell'Ocse – e il risultato finale è un interrogativo. Perché sprechiamo tanto tempo, tanta fatica, tanto talento nel cercare modelli capaci di compensare le conseguenze di una cattiva decisione quando non sta scritto da nessuna parte che una decisione del genere debba davvero essere presa ? Non c'è alcuna ragione per pensare che Londra possa arrivare ad accordi commerciali e intese
sugli investimenti migliori di quelli esistenti».

In un Paese assolutamente normale potrebbe essere l'epitaffio sulla lapide di un referendum che mai avrebbe dovuto essere organizzato. Ma nell'irrisolta nevrosi che lega e divide la Gran Bretagna dal resto dell'Unione europea potrebbe non bastare. Pesano sul giudizio degli elettori, soprattutto alla periferia del Regno, lontano dall'eurofila Londra, richiami alla storia imperiale che fu, alla centralità ricoperta dallo United Kingdom entro, ma anche oltre, i confini della cosiddetta anglosfera.

Barack Obama, nella sua visita, ha detto senza timore di equivoci che quella dimensione non esiste più, ma se anche esistesse Londra svolgerebbe al meglio il proprio ruolo se radicata in un consesso ampio come l'Ue e non sentinella solitaria sull'Atlantico. I primi sondaggi post Obama dicono che il messaggio del presidente americano non è arrivato con la forza sperata: i Si all'Ue sono avanti, ma i No non sono crollati come previsto.

“I segni negativi che Brexit porta con sé si vedono già. Il pil del Regno Unito è cresciuto dello 0,4 per cento nel primo trimestre dell'anno contro lo 0,6 previsto”

 

Alla fine, crediamo, la mano degli elettori sarà guidata dal pragmatismo anglosassone, il contesto economico sarà, quindi, decisivo. E i segni negativi che Brexit porta con sé si vedono già. Il pil del Regno è cresciuto dello 0,4 per cento nel primo trimestre dell'anno contro lo 0,6 previsto. «Investimenti e progetti – ha commentato il Cancelliere George Osborne - sono rinviati, a causa dell'incertezza» . La non Europa presenta già il suo conto.

© Riproduzione riservata