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Buenos Aires, hi-tech e università per diventare una «città intelligente»

Quando il nuovo municipio di Buenos Aires è stato inaugurato due anni fa, ha segnato la rinascita di uno dei quartieri più svantaggiati della città. Lontano dal centro, il tetto leggermente ondulato della struttura ariosa domina lo skyline dei margini inferiori più poveri del Sud della capitale. Intorno all’edificio, progettato dai celebri architetti britannici Foster + Partners, sono cresciute più di 200 aziende tecnologiche e tre università tecniche. Incentivate da vantaggi fiscali e da affitti sovvenzionati, hanno creato più di 11.000 posti di lavoro.

Il «distretto tecnologico» istituito nel Parque Patricios nel 2009 è solo uno del numero crescente di zone che le autorità hanno creato in aree depresse. Queste promuovono lo sport, le arti e il design, nell’ambito dell’obiettivo del governo locale di trasformare Buenos Aires in una città «smart, intelligente». «Questi distretti sono super innovativi e basati su una strategia veramente robusta direttamente legata alla promozione dell’economia della conoscenza», afferma Francisca Rojas, una specialista dello sviluppo urbano della Banca Interamericana di Sviluppo a Buenos Aires. «Il governo della città ha fatto molto per sostenere la cultura imprenditoriale», aggiunge. Anche così, è noto come Buenos Aires abbia appena iniziato il suo cammino verso essere una città intelligente.

Sebbene la definizione precisa sia ancora contestata, essa implica l’utilizzo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché la partecipazione dei cittadini. Ciò aiuta i responsabili di un tale processo a fornire servizi migliori, più efficienti e sostenibili - dai dati aperti alla connessione pubblica a Internet, dai semafori sincronizzati ai più recenti sistemi di sorveglianza. «Barcellona è il punto di riferimento», dice Andy Freire, ministro per la modernizzazione, l'innovazione e la tecnologia per la città di Buenos Aires. Egli accetta che la sua città abbia meno in comune con quelle in un paese saturo di tecnologia come la Corea del Sud, che ha fatto da piionere al concetto della città intelligente più di un decennio fa.

Freire, un imprenditore che ha fondato diverse start-up tecnologiche di successo prima di arrivare alla guidadella città, identifica sei aree fondamentali sulle quali il governo cittadino si sta concentrando, con diversi gradi di successo. Li elenca come governo aperto e trasparenza, promozione del talento imprenditoriale, sviluppo urbano, i trasporti, gestione dei rifiuti e la sicurezza. A sottolineare tutto questo c’è una piattaforma basata sul web chiamato miBA, che fornisce una singola identità per ogni cittadino da utilizzare quando si accede a tutti i servizi municipali (per prenotare un appuntamento medico, pagare un biglietto del parcheggio o compilare un sondaggio pubblico).

In termini di governo elettronico, afferma Alejandro Prince, direttore della rete argentina Smart Cities, l’Argentina è «la migliore della regione». Tuttavia, il processo per diventare una città intelligente è pieno di problemi. Una difficoltà apparentemente ora risolta è garantire che le reti di telecomunicazioni 4G funzionino correttamente. Tuttavia Sergio Kaufman, amministratore delegato dei consulenti di gestione Accenture a Buenos Aires, insiste sul fatto che la tecnologia da solo non basta. L’analfabetismo digitale è una barriera importante da superare per diventare una città intelligente, afferma, anche se i residenti di Buenos Aires sono considerati relativamente disponibili a «prendersi rischi con la tecnologia».

Non meno importante, i cittadini devono sentirsi a proprio agio usando i loro telefoni, una questione significativa in città come Buenos Aires dove la criminalità è una preoccupazione crescente. «L’icona della città intelligente è lo smartphone - afferma Kaufman -. Se il tuo telefono viene rubato, tutto viene meno». Susana Finquelievich, architetto e ricercatore senior presso il Consiglio nazionale della ricerca scientifica e tecnica del governo, Conicet, cataloga molti sforzi ufficiali come poco più che marketing. «Una città intelligente non è solo una serie di applicazioni - dice -. Non credo che questo governo sia interessato alle città smart, a meno che non sia un modo per fare soldi. Non vedo un grande progetto globale, solo un sacco di piccoli progetti».

Mentre molti dei tre milioni di abitanti della città di Buenos Aires possono godere di servizi pubblici decenti, lo stesso non è vero per tutte i 14 milioni di persone che vivono nei dintorni nella fascia di espansione urbana. Molti di loro vivono in povertà. «Buenos Aires sta andando nella giusta direzione, ma se guardi l’intero quadro, compresa l’area metropolitana, cosa che dovresti fare, allora la storia è diversa - afferma Gabriel Lanfranchi, direttore del programma delle città di Buenos Aires, Cippec -. Non puoi avere una città intelligente se non hai accesso all’acqua e ai servizi igienici». Un fattore attenuante è che Proposta repubblicana, o PRO, il partito di destra del presidente argentino Mauricio Macri, controlla il governo della provincia di Buenos Aires, così come la città e il governo nazionale. Questo aiuta la cooperazione tra le varie autorità. Freire è ottimista sul fatto che Buenos Aires stia facendo meglio della maggior parte dei suoi colleghi regionali. Insieme a Medellín in Colombia, dice, guida «una sana competizione per il primo posto nell’innovazione in America Latina».

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