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Dall’outlet al campo di rugby: Fidenza Village a scuola dalle Zebre di Parma

“Scendere” in mischia, essere sollevati a tre metri da terra per recuperare un pallone ovale, andare avanti passando indietro. Si chiama rugby, ma si può chiamare team building, se si va alla ricerca di modelli di comportamento sportivo applicabili alle aziende. Ecco la proposta delle Zebre Rugby Club ed ecco l’esperienza dal vivo di un gruppo di dipendenti del Fidenza Village. Da un villaggio dello shopping - attivo da 16 anni, con 120 negozi e cinque ristoranti - alla cittadella del rugby, da negozi e uffici al campo di quella che è una delle eccellenze sportive di Parma.

Trenta persone con la componente femminile in maggioranza, età media meno di 40 anni , un vissuto sportivo vario. Ad esempio il passato agonistico di Edoardo, che ha giocato ai massimi livelli nella pallanuoto, la statura e il fisico atletico di Mira, tanto volley e non solo, in aggiunta a chi pratica calcio a cinque femminile e tennis, per non parlare dell’onnipresente football e per arrivare a chi con lo sport ha rapporti per così dire sporadici: è il caso di Martina, tanto minuta quanto intraprendente, che si propone come simbolica capitana al momento di entrare in campo.

Un breve passaggio in aula, dove i partecipanti sono accolti da Michela Trentin - coach della formazione e titolare di Mtc Consulenza Coaching - e da alcuni rappresentanti delle Zebre, tra cui l’amministratore unico Andrea Dalledonne. Si passa poi allo spogliatoio, con la consegna delle maglie da parte di due giocatori del superclub emiliano (George Biagi e Gabriele Di Giulio) che si alternano con il team manager Andrea De Rossi per spiegare ciò che succede in quello stanzone prima di scendere in campo. «Lo spogliatoio è un luogo sacro - spiega Andrea, ex capitano della Nazionale italiana - e l’insieme di regole, rispetto e disciplina va sempre mantenuto proprio partendo da qui».

Arriva il momento di entrare sul terreno di gioco. Biagi - dall’alto dei suoi 198 centimetri - esorta tutti alla concentrazione. Si formano tre gruppi e si parte da una serie di esercizi con la palla: passaggi, incroci, calci a seguire. Il disorientamento e il divertimento si alternano e poco alla volta anche l’impegno cresce. A bordo campo Michela Trentin sottolinea la valenza formativa dei passaggi effettuati su una linea di quattro-cinque elementi: «Si avanza insieme e si passa indietro: bisogna considerare la posizione del compagno e rallentare dopo aver passato, altrimenti si finisce in fuori-gioco. Questo si chiama allineamento delle competenze». In altre parole, serve un gioco di squadra e da soli non si ottengono risultati di rilievo. Coordinamento e integrazione delle varie abilità sono indispensabili anche nel lavoro della mischia o quando un lancio dev’essere sincronizzato con il movimento di chi salta e con l’”ascensore” azionato da altri componenti del team.

La partitella finale e la gara nei calci (dove qualcuno, a detta di Gabriele Di Giulio, ha mostrato davvero una buona predisposizione) concludono la parte di pratica sportiva. Ad attendere i partecipanti c’è un “terzo tempo” gastronomico, altro momento fondamentale per entrare nello spirito del rugby, e poi si torna in aula. «Siamo partiti dal filmato incentrato sul lavoro del mattino - spiega Trentin - e ci siamo interrogati sulle dinamiche organizzative aziendali che si possono specchiare in quello che succede sul campo, a cominciare dalla capacità di fare team, che si ottiene solo tramite l’allenamento. Le stesse riunioni sono un momento di squadra, e se scatta l’individualismo di qualcuno si perde di vista l’obiettivo. Abbiamo individuato vari ruoli del rugby cercando poi di assegnarli in chiave aziendale, e ci siamo concentrati sui codici etici. Il tutto con un forte coinvolgimento».

Il pallanuotista Edoardo, che di cognome fa Vittucci, ed è il business director di Fidenza Village, è molto soddisfatto: «Abbiamo aderito con entusiasmo a questa iniziativa - dice - perché crediamo che la crescita personale e il benessere dei nostri dipendenti siano di fondamentale importanza. I valori che il rugby insegna – senso di appartenenza, fiducia tra i compagni di di squadra, identità di gruppo, qualità ed efficacia della comunicazione – sono determinanti anche per il successo di un team aziendale». E ora si torna al campionato degli affari.

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