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In ritardo la lista delle riforme greche

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Europa

In ritardo la lista delle riforme greche

  • –Vittorio Da Rold

IN DIFESA DI SCHäUBLE

Padoan: il ministro

delle Finanze tedesco

non è arrogante, chiede

soltanto il rispetto

delle regole europee

La Grecia di Alexis Tsipras ha rinviato a questa mattina l’invio della lista di riforme all’ex Troika per ottenere il via libera ad altri quattro mesi di aiuti finanziari.

Nella lista, ancora “top secret”, non ci sono l’aumento del salario minimo a 751 euro da 580 euro, nessun provvedimento per migliorare la condizione delle fasce più bisognose, né il congelamento delle privatizzazioni e neppure la riassunzione dei 100mila dipendenti pubblici licenziati. Tutte questioni escluse perentoriamente da Bruxelles ed Fmi perché già accettate dai precedenti governi greci e quindi senza possibilità di revisione, così come concordato all’Eurogruppo di venerdì.

Atene, dopo aver detto addio alle promesse elettorali contenute nel Programma di Salonicco, ha proposto un lista di riforme che dovrebbe fruttare alle casse dello Stato oltre 7 miliardi di euro, per la maggior parte provenienti dalla lotta contro il contrabbando e dalla tassazione dei grandi patrimoni. In dettaglio, dalla lotta al contrabbando di sigarette dovrebbero arrivare 1,5 miliardi di euro, mentre 800 milioni da quello di profumi, 2,5 miliardi dalla tassazione dei grandi patrimoni ed altrettanti attraverso il recupero dei debiti fiscali arretrati delle imprese. Inoltre Atene proporrà l’estensione dei pagamenti delle tasse arretrate fino a 100 rate.

«Finalmente possiamo decidere la nostra agenda di riforme - ha detto il premier Alexis Tsipras, - e non alzeremo l’Iva sui ristoranti e alberghi, né taglieremo le pensioni». Ma Manolis Glezos, europarlamentare di Syriza, nonché il partigiano di 92 anni che ammainò nel 1941 sotto il naso dei tedeschi ,la bandiera nazista dal Partenone, ha scritto nel suo blog di «scusarsi con i greci per aver contribuito a illuderli».

«Forse Glezos non è bene informato», hanno fatto trapelare dall’esecutivo di Syriza in grave imbarazzo, perché Glezos è un’icona della sinistra a cui venne addirittura dedicato un francobollo a tempi dell’Unione sovietica. Tsipras ha parlato di «battaglia vinta e di una lunga guerra che attende il popolo greco nei prossimi mesi», ma la disillusione tra i sostenitori e simpatizzanti è elevata.

A questo punto se le “istituzioni”, il nome nuovo che è stato dato alla Troika, daranno il via libera alla lista basterà convocare un Eurogruppo in teleconferenza - l’ipotesi è oggi pomeriggio - e i quattro mesi di estensione saranno garantiti.

A quel punto il governo Tsipras avrà quei quattro mesi in più per mettere a punto il suo programma depurato dalle richieste più populiste, per vedere se riesce a rendere più europeo il Paese mediterraneo.

Il programma di Salonicco, con cui Syriza ha vinto le elezioni il 25 gennaio 2015, nel primo pilastro dove parlava di misure a sostegno della fasce più deboli, aveva quantificato un esborso di 1,9 miliardi di euro. Una somma non impossibile da ricavare da un’evasione ellenica che è pari a uno sport nazionale tanto è diffusa.

Berlino ha saputo porre Syriza di fronte alle sue responsabilità per riformare il sistema greco: se vuoi far pesare meno l’austerità sulle fasce deboli cerca di renderla più accettabile socialmente chiamando tutti proporzionalmente a fare il loro dovere fiscale. Arroganza teutonica? Per il ministro Pier Carlo Padoan, non è questo il caso.

L’atteggiamento del ministro delle Finanze tedesco Schäuble «non è arroganza, chiede il rispetto delle regole», ha spiegato il ministro dell'Economia da Milano. «Ci sono delle regole condivise da tutti i Paesi della Ue e vanno rispettate - ha detto -. Senza fiducia non c’è reciprocità, dalla fiducia reciproca si parte per fare delle concessioni». «L’Europa ha bisogno della Germania - ha concluso - e la Germania dell’Europa».

La retromarcia forzata di Tsipras è un segnale di pragmatismo del governo Syriza che ha capito come il vero appuntamento è rinviato ad aprile, quando l’esecutivo greco dovrà presentarsi a Bruxelles con i programmi e i relativi obiettivi finanziari. Solo allora ci sarà il via libera definitivo all’esborso dell’ultima rata del piano da 240 miliardi di euro di crediti. E solo allora si potrà iniziare a parlare della riduzione di un debito che ha ormai toccato i 326 miliardi di euro.

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