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Yemen nel caos, Abu Dhabi pensa a un intervento di terra. Iran invia…

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Yemen nel caos, Abu Dhabi pensa a un intervento di terra. Iran invia navi

Lo Yemen nel caos - sullo sfondo lo scontro interno all’Islam fra sunniti e sciiti - è causa di tensioni tali da far tremare tutto il Medio Oriente. Da una parte l’Arabia Saudita e gli Emirati (sunniti) dall’altra l’Iran sciita galvanizzato dallo schema di accordo sul nucleare raggiunto con i 5+1 a Losanna. Proprio il governo degli Emirati Arabi, già impegnato nelle incursioni aeree della coalizione a guida saudita, non esclude un'operazione terrestre nello Yemen devastato da una guerra civile. La colazione saudita-emiratina vuole colpire i ribelli yemeniti Houthi che, come gli iraniani, sono sciiti. E in queste ore le due fazioni regionali, esterne al Paese, si fanno sempre più presenti e pressanti nel conflitto yemenita.

Il ministro degli Esteri degli Emirati, Abdallah Al-Nahyan, sottolinea che la coalizione opera «in permanente coordinazione» con il legittimo governo yemenita del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi assediato dagli sciiti. E critica la politica dell’Iran verso i Paesi arabi: Teheran è accusato dalla monarchie del Golfo di voler allargare la propria influenza nella regione: i problemi con l'Iran sciita «non sono di natura confessionale», ha precisato, aggiungendo tuttavia che «i fratelli iraniani credono nell'idea di poter esportare la rivoluzione, idea che fa parte della loro Costituzione e del loro governo». Le milizie sono ricorse ai bombardamenti effettuati da artiglieria e mezzi corazzati nel momento in cui è in corso un contrattacco delle forze fedeli al presidente Hadi, che hanno riconquistato un importante collegamento stradale fra due quartieri di Aden, controllato dai ribelli dalla fine di marzo.

L’Iran chiede stop attacchi
L'Iran chiede uno stop immediato degli attacchi della coalizione a guida saudita e l'inizio immediato di colloqui che possano risolvere la questione in una sede neutrale. L’intervento di oggi del vice ministro degli esteri iraniano Morteza Sarmadi, in visita a Beirut, è solo l'ultimo intervento ufficiale, da parte delle autorità iraniane, in cui si ribadisce la necessità di una soluzione politica condivisa tra le forze yemenite, senza interferenze straniere. Sul tema è intervenuta ieri anche la Guida suprema Ali Khamenei, nel suo incontro con il presidente turco Tayyp Erdogan. “La posizione della Repubblica islamica dell'Iran rispetto a tutti i Paesi, compreso lo Yemen, è quella di opporsi a interventi stranieri”. Gli yemeniti, ha aggiunto, dovrebbero decidere il futuro del proprio Paese”.

Oggi le parole del governo iraniano sono diventati fatti: al largo dello Yemen sono arrivati un cacciatorpediniere ed una nave di appoggio della Marina militare iraniana. Hanno lo scopo, spiega il comandante della Marina iraniana Habibollah Sayyari, di garantire la sicurezza delle navi e degli interessi della Repubblica islamica nello strategico Golfo di Aden, solcato da mercantili e petroliere, ma anche di proseguire con una nuova missione di tre mesi in quella operazione di anti-pirateria, anche a difesa di navi di diversa bandiera, cui l'Iran partecipa dal 2008 in linea con le risoluzioni dell'Onu. Una missione che oggi però si inquadra in un contesto diverso, visto l'aggravarsi della crisi yemenita e il perdurare degli attacchi aerei dell'alleanza a guida saudita, sostenuta dagli Usa ma che le autorità iraniane ufficialmente chiedono da tempo di fermare, per favorire una soluzione politica interna.

In Yemen, dall'inizio della offensiva dei ribelli sciiti, l'Oms contava stamani 560 morti e 1800 feriti, fra i quali circa 300, compresi una settantina di bambini, vittime della campagna aerea guidata da Riad. Ma si tratta di un bilancio destinato ad aumentare.

Al Qaeda contro tutti
Le milizie sciite degli Houthi stringono ormai d'assedio Aden e stanno cercando di avanzare in cinque diversi quartieri della città. L'organizzazione terroristica di al Qaeda nella Penisola araba (Aqpa) ha messo una taglia sul presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi e sul leader delle milizie ribelli sciite Abdel Malek al-Houthi, ritenuti simbolo «dei mali dello Yemen». In un messaggio diffuso sui siti jihadisti l'Aqpa promette «20 chili d'oro a chiunque uccida o catturi» i due uomini, sospettati di essere legati all'Iran: loro «servirà a ricompensare i valorosi mujaheddin nella lotta contro l'espansione sciita iraniana nello Yemen per mezzo delle milizie dell'ex presidente Ali Saleh e dei suoi accoliti in seno al gruppo degli Houthi».

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