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A BARCELLONA E MADRID

Spagna, il piano di Podemos per i primi 100 giorni: diritto alla casa, tagli alla politica, aiuti ai disoccupati

A Barcellona quelli di Podemos adesso possono davvero governare. Hanno i voti per guidare la capitale e per decidere che il sindaco sarà Ada Colau, indignata della prima ora, attivista instancabile e simbolo della battaglia contro gli sfratti. A Madrid il movimento anti-casta e anti-austerity sarà di certo determinante e probabilmente anche la metropoli catalana avrà un sindaco di rottura, Manuela Carmena, una vita in tribunale, come avvocato del lavoro e poi come giudice.

Ma adesso che possono governare, quale programma cercheranno di attuare? Ecco quali sono le mosse che si attendono dai due nuovi sindaci che vogliono cambiare le due più grandi città spagnole. Saranno i primi cento giorni di governo anche per Podemos.

Come cambierà Barcellona

A Barcellona Ada Colau si è già detta pronta a trattare con il Partito socialista e con gli indipendentisti di sinistra per raggiungere una maggioranza che possa governare la città. Barcelona en Comù, la lista formata attorno a Podemos, è arrivata prima alle amministrative, superando quella del sindaco uscente il nazionalista Xavier Trias, ma senza una maggioranza assoluta. Colau, 41 anni, laurea in filosofia, madre di un bimbo di quattro anni «attivista dei diritti umani e della democrazia», in prima linea contro la speculazione edilizia, le banche e gli sfratti con la Plataforma de Afectados por la Hipoteca, ha annunciato un programma di «buon senso» ma anche di forte impatto sociale incentrato sul diritto alla casa e sul sostegno dei disoccupati: per un totale di 160 milioni di euro ai quali si aggiungono 50 milioni per il lavoro, uscite del tutto compatibili con il budget cittadino.

«Non vogliamo che nessun abbia paura di noi. Solo i corrotti e chi vuole mantenere le disuguaglianze», ha detto dopo la vittoria elettorale. «Voglio subito parlare con le banche e vedremo di collaborare per trovare appartamenti vuoti da mettere a disposizione di chi non ha una casa con affitti sociali», Colau minacciando multe per gli istituti di credito che decideranno invece di tenere sfitti gli immobili.
Sempre per aiutare le famiglie, il nuovo sindaco intende negoziare con le compagnie di acqua, gas e elettricità per evitare il blocco delle forniture in seguito a eventuali ritardi nel pagamento delle bollette.

Inevitabile dopo i proclami anti-casta di Podemos, la riduzione dei costi dell’amministrazione e della burocrazia: Colau ha promesso che si ridurrà lo stipendio da sindaco - a circa 2mila euro al mese contro i circa 11mila del suo predecessore - e che verranno abolite le auto blu e le spese di cerimoniale. Invitando i cittadini a controllare che su questi temi ci sia la massima trasparenza con resoconti online delle sedute della giunta e dell’assemblea municipale. Stretta anche sugli enti e le municipalizzate a partire dal Consorzio della Zona Franca e dalla Fiera.

«Hanno vinto i cittadini, la speranza, la voglia e il desiderio di cambiamento contro la campagna della paura e della rassegnazione. Perciò hanno vinto tutti, e ha vinto tutta Barcellona», ha ripetuto. E per migliorare la vita dei cittadini ha previsto un nuovo piano della viabilità e dei trasporti urbani, con la costruzione di una linea tranviaria sulla Avenida Diagonal che attraversa Barcellona.

«Il turismo è fuori controllo», ha detto più volte Ada Colau, spiegando come alcune zone del centro storico si siano trasformate in aree di alberghi e appartamenti per vacanze, facendo aumentare i prezzi per i residenti e i piccoli commercianti, che sono stati costretti ad abbandonare il centro. «Tutti vogliono venire in una città vera, ma se il centro diventa pieno di multinazionali e catene che potete trovare in qualsiasi altra città non funziona - ha detto - quello che ci entusiasma è l’idea di una Barcellona che può diventare un riferimento mondiale come città democratica e giusta».

La ricetta di Podemos per Madrid

«Credo che sarò il prossimo sindaco di Madrid», ha detto Manuela Carmena, vincitrice morale dalle elezioni comunali di domenica scorsa con la lista Ahora Madrid. È arrivata seconda dietro alla popolare Esperanza Aguirre, ma guiderà molto probabilmente la capitale attraverso un’alleanza con il Partito socialista. In uno scenario che potrebbe ripetersi anche nelle città di Valencia, Saragozza e Siviglia. E che è la prova generale di un’intesa tra vecchia e nuova sinistra anche in vista delle elezioni generali del prossimo autunno. La candidata di Podemos - 71 anni, già membro del Partito comunista, avvocato del lavoro, poi giudice impegnato contro la corruzione nella magistratura - ha rivelato di avere già preso contatti con i responsabili cittadini dei socialisti e ha già iniziato a lavorare da primo cittadino e ha fatto cinque promesse ai suoi concittadini per i suoi cento giorni di inizio mandato.

La prima riguarda il diritto alla casa. «Ho incontrato con il presidente del Tribunale superiore di giustizia e con il giudice decano per fermare gli sfratti sulla prima casa a Madrid e dare una alternativa a chi non riesce a pagare il mutuo o le bollette», ha detto ieri. Al secondo punto del suo programma Carmena ha messo le misure «per garantire le forniture di acqua ed elettricità anche alle famiglie in difficoltà con i pagamenti mensili»

«Adesso abbiamo davanti a noi una grande sfida: fare sì che veramente Madrid sia una città decente, giusta, equilibrata ma anche innovatrice, dinamica e accogliente», ha spiegato dopo aver visto i risultati del voto ringraziando gli elettori. Per mantenere la terza promessa Carmena dovrà modificare le regole del servizio sanitario: l’intenzione del quasi sindaco di Podemos è infatti «garantire l’accesso alle prestazioni mediche comunali a tutti», anche agli immigrati irregolari.

Il quarto punto del programma di «rottura e cambiamento» prevede un’intervento urgente di sostegno all’inserimento al lavoro per giovani e disoccupati di lungo periodo. L’ultima promessa avrà effetti quasi immediati: Carmena ha infatti annunciato che si darà da fare subito per bloccare le privatizzazioni dei servizi pubblici e la vendita del patrimonio municipale.

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