Putin ha snocciolato cifre pesanti. E i dati dell’Istat lo confermano: il made in Italy sta soffrendo in Russia per via delle sanzioni adottate dall’Unione Europea a partire dallo scorso marzo e delle contromisure messe in campo da Mosca.
Ecco i numeri: negli ultimi anni la Russia è stata una delle grandi storie di successo per l’export italiano. Missioni, fiere, accordi commerciali, fino a veri e propri investimenti di imprese italiane erano all’ordine del giorno. Il mercato russo era diventato la nuova frontiera del made in Italy, anche per le Pmi.
Ma dopo una serie di incrementi a due cifre che nel 2014 hanno portato l’interscambio italo-russo a sfondare i 30 miliardi di euro (di cui 20 miliardi di export russo e 10,7 di export italiano), il 2014 ha coinciso con la prima vera battuta d’arresto dai tempi della crisi del 2008-2009. Le esportazioni italiane sono infatti scese dell’11,6% a quota 9,5 miliardi e quelle russe hanno perso il 20% a quota 16 miliardi. E non è finita: a giudicare dall’andamento dei primi mesi del 2015, la tendenza al ribasso si sta accentuando. Tra gennaio e febbraio l’interscambio è crollato del 32%, con la flessione equamente divisa tra export e import.
Di questo passo insomma l’export italiano rischia di tornare indietro di sei anni, ai livelli del 2009. A soffrire sono tutti i principali settori del made in Italy, dall’abbigliamento alle calzature, dalla meccanica all’agroalimentare. Le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia sono in scadenza a fine settembre ma possono essere prorogate. Visti gli sviluppi sul terreno, con il riesplodere di scontri nell’Est dell’Ucraina, l’ipotesi più probabile è che le sanzioni vengano estese fino al gennaio 2016.
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