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«L’Ucraina lascia la Crimea in blackout». Sale la tensione…

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La penisola contesa

«L’Ucraina lascia la Crimea in blackout». Sale la tensione Mosca-Kiev

Ci sono momenti del conflitto in Ucraina in cui ci si è soffermati sul problema del calcio, la Uefa che dichiara la Crimea “zona speciale” e di fatto relega squadre e giocatori in una terra di nessuno in cui non si appartiene ad alcun paese e non si può giocare alcun torneo. Ma sono poche le occasioni in cui la penisola annessa alla Russia nel marzo 2014 con un referendum e una firma di Putin che Kiev e l’Occidente considera illegittimi, può dimenticare cos’altro vuol dire essere regione contesa. Da meno di una settimana il nervosismo è aumentato: nella notte fra sabato e domenica la penisola è rimasta al buio dopo che le torri di trasmissione elettriche nella vicina regione ucraina di Kherson «sono state fatte saltare» da ignoti. Della zona del probabile sabotaggio ai tralicci in Ucraina che servono alla Crimea, riferiva il sito Rt, si sa che da poco c’erano stati disordini con i gruppi paramilitari di destra di “Pravy sector” (settore di destra).

Il blackout ha lasciato senza elettricità tre quarti della popolazione, nella penisola in cui vivono due milioni di persone è stato decretato lo stato d'emergenza. Le autorità hanno usato generatori a gas per ripristinare l'energia alle città di Simferopoli, Yalta e Saki. Prima di tutto si è cercato di collegare ospedali e strutture vitali alle riserve di elettricità. Il ministero dell'energia regionale ha creato un centro di emergenza per affrontare la situazione.

«Questi problemi - è l’accusa di Putin agli ucraini - non si sarebbero verificati senza il loro tacito consenso». «Maltrattano la gente» ha aggiunto. Un senatore russo ha definito il sabotaggio «un atto di terrorismo». Putin ha promesso che entro il 20 dicembre sarà realizzata la prima linea di un ponte elettrico. Ora il governo russo si può irritare ancora di più per l’iniziativa di attivisti pro-Ucraina che stanno impedendo di riparare l’elettrodotto. Tatari e nazionalisti hanno negato l’accesso agli ingegneri che tentavano di raggiungere i quattro piloni di Kherson. La società elettrica Ukrenergo da poche ore ha bloccato i lavori per aggiustare il guasto su richiesta dei manifestanti tatati della Crimea. Mustafa Dzhemilev, esperto politico tataro della Crimea, ha detto che l’energia in Crimea tornerà solo quando saranno liberati «i prigionieri politici» detenuti nella penisola.

L’episodio non è l’unico segnale che la tensione tra Mosca e Kiev stia di nuovo salendo. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha proposto al governo di prendere in considerazione un possibile stop del traffico di treni merci e autocarri da e per la Crimea, il suo premier Arseni Iatseniuk ha detto d’essere d'accordo. «Uno dei compiti prioritari delle autorità - ha dichiarato Poroshenko - è precisare il modello dei rapporti futuri tra l'Ucraina e il territorio temporaneamente occupato della Crimea». Come non bastasse, il governo ucraino ha deciso di non acquistare più gas, costringendo Gazprom a interrompere le forniture verso l’Unione europea (il flusso però finora è stato regolare).

Dispetti e minacce sono tutte riconducibili a una data, il primo gennaio 2016, giorno in cui l’Ucraina entrarà nell’area di libero scambio europea, il motivo che aveva innescato le proteste della Maidan di Kiev che si erano concluse con la destituzione del presidente filorusso Viktor Yanukovych e un conflitto civile tuttora in corso fra ovest ed est del paese con la massiccia presenza russa. Per quella data Mosca minaccia di introdurre dazi sull’import dei beni alimentari dall’Ucraina.

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