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L’Isis si allarga dalla Libia in Tunisia: segnale grave

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incursione e scontri

L’Isis si allarga dalla Libia in Tunisia: segnale grave

Afp
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Nel caos libico ieri un fatto molto grave è quasi passato inosservato, senza sollevare l'attenzione che meritava. Un nutrito gruppo di jihadisti dell'Isis ha attraversato la frontiera della Libia, penetrando in territorio tunisino. A 10 chilometri dalla città frontaliera di Ben Guerdane hanno ingaggiato un feroce scontro con le forze di sicurezza tunisine.

Il fatto di ieri, unito alla tragica notizia dei due tecnici italiani rapiti il luglio scorso e uccisi negli scontri a Sabratha tra presunti miliziani dell'Isis e le forze di sicurezza del Governo di Tripoli, sono un segnale molto grave. Dobbiamo prendere atto di una realtà. L'Isis non è più una minaccia facilmente contenibile, isolata solo nella turbolenta città di Derna e a Sirte. I miliziani del Califfo hanno esteso i loro tentacoli a Bengasi, capitale della Cirenaica (per quanto nelle ultime settimane abbiano perduto gran parte dei quartieri), controllando 150-200 chilometri di costa intorno a Sirte, fino ad arrivare sulla costa occidentale, in Tripolitania. In questa regione, dove un Governo islamista (per quanto non estremista) ha insediato nell'agosto del 2014 un Governo ombra a Tripoli, l'Italia è sempre stata molto attiva. Anche sul fronte imprenditoriale. La maggior parte dei giacimenti e delle installazioni della major energetica Eni si trovano infatti in questa regione. I due italiani uccisi a Sabratha lavoravano per l'azienda italiana Bonatti, una delle numerose imprese straniere specializzate nell'assistenza, nella manutenzione e nella logistica di impianti di gas e greggio.

Altro elemento da prendere in considerazione: le lunghe frontiere della Libia si confermano piuttosto porose. E lo Stato Islamico riesce a muoversi con facilità lungo la fascia costiera, di cui occupa lunghi tratti e in cui ha creato alleanze con tribù locali che tollerano la sua presenza e in alcuni casi gestiscono insieme a loro lucrosi traffici, tra cui la tratta di esseri umani e il contrabbando di armi.
Difficile immaginare che anche a Sabratha, città costiera a 90 km da Tripoli famosa per il suo straordinario sito archeologico, l'Isis potesse insediare le sue cellule fino ad occupare alcuni quartieri. Invece è accaduto. I miliziani del Califfato erano riusciti perfino a creare campi di addestramento per futuri jihadisti proprio nelle campagne intorno alla città.
L'Intelligence americana ne era al corrente. Davanti a una tale una minaccia, il 19 febbraio i caccia americani avevano effettuato un raid importante, bombardando i supposti campi di addestramento e un edificio che ospitava diversi jihadisti, sospettati di voler preparare un attentato in Europa. Le vittime – quelle dichiarate – sono state almeno 30, ma alcuni bilanci parlano di 50. L'obiettivo illustre del raid era Noureddine Chouchane, la cui morte è stata data per “probabile”. Uno dei personaggi più feroci e influenti dell'Isis, Ceuchane si era trasferito dalla Siria alla Libia. Sarebbe stato lui la presunta mente delle due stragi contro i turisti occidentali in Tunisia: quella avvenuta al museo del Bardo, lo scorso marzo, in cui morirono 24 persone tra cui quattro italiani; e quella avvenuta sulla spiaggia di Sousse, a fine giugno, dove uno jihadista ha aperto il fuoco contro i turisti sulla spiaggia uccidendone 38. Poche settimane dopo servizi di intelligence avevano suggerito che i jihadisti tunisini responsabili delle due stragi erano stati addestrati proprio in un campo nella Libia occidentale.

La Tunisia è il paese da cui è partito il maggior numero di aspiranti jihadisti per arruolarsi nelle file dell'Isis, più di 3mila. Quelli uccisi nel raid sarebbero infatti quasi tutti di nazionalità tunisina. E non sorprende che molti di loro provenissero da Ben Guardane, una cittadina nel deserto a due ore di macchina da Sousse conosciuta per essere la roccaforte salafita della Tunisia.
Consapevoli del rischio che corre la Tunisia, le cui disorganizzate forze di sicurezza sono impreparate ad affrontare una minaccia di questo genere, alcuni Paesi europei stanno cercando di correre ai ripari. Proprio ieri la Gran Bretagna ha fatto sapere che invierà presto un'avanguardia di uomini in Tunisia per contrastare le infiltrazioni dell'Isis al confine con la Libia. Nel mentre il Governo di Tunisia ha dato la propria disponibilità alla proposta arrivata dalla Germania: addestrare i soldati dell'esercito libico nel territorio tunisino.
Certo, occorre fare di più. Ma diversi paesi europei sembrano aver compreso un fatto di estrema importanza; il caos libico non può essere risolto se non si adotta una politica regionale. Dove i paesi frontalieri devono essere consultati e, possibilmente, come nel caso della Tunisia, aiutati. Prima che sia troppo tardi.

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