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Un nuovo inizio tra Usa e Argentina

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questa sera a buenos aires

Un nuovo inizio tra Usa e Argentina

Gli sarà servito il miglior Malbec, prodotto nei nobili vigneti di Mendoza, e un agnello al forno, allevato nella Pampa. Per finire il dulce de leche, il dolce argentino per antonomasia, una crema di latte. Barack Obama cenerà stasera a Buenos Aires, ospite del neo presidente Mauricio Macri. Un viaggio d’affari, certo. Ma soprattutto una visita diplomatica, in un Paese ostile.

Dall’Air Force One scenderà un presidente americano dopo quasi 20 anni di assenza; l’ultima visita di stato fu Bill Clinton, nel 1997. L’agenda è questa: incontri alla Casa Rosada, una conferenza stampa con Macri, la cena al Centro cultural Kirchner. E un omaggio alle vittime del terrorismo di Stato, in quell’orrenda dittatura iniziata nel 1976, 40 anni fa, capace di produrre 30mila desaparecidos.

L’Argentina degli ultimi 15 anni non ha amato gli Stati Uniti, identificati come il Paese responsabile del drammatico default del 2001. Una divisione manichea, le tenebre del crack e la luce della ripresa.

Il crack provocato - secondo la vulgata e l’establishment – dalle politiche ultraliberiste suggerite dal Fondo Monetario internazionale, dalla parità fissa tra peso argentino e dollaro che ha polverizzato la competitività argentina, da quell’ex presidente Carlos Menem, succube nei confronti degli Stati Uniti. Le relaciones carnales tra Argentina e Stati Uniti, tanto magnificate da Menem, hanno condotto - sempre secondo il comune sentire argentino – al baratro. La ripresa, l’orgogliosa rinascita, è stata costruita su valori antitetici a quelli americani: statalismo, spesa pubblica in deficit, consumi, inflazione. Un decennio (2002-2012) in cui pareva che le cose funzionassero. In verità la crescita è stata determinata non tanto dalla bontà della ricetta ma per i prezzi delle materie prime agricole (di cui l’Argentina è Paese esportatore), ai massimi sui mercati internazionali. Dodici anni di governo matrimoniale, prima Nestor Kirchner, poi la moglie Cristina Fernandez de Kirchner, hanno radicalizzato il dibattito politico e imputato agli Stati Uniti tutte le colpe possibili, vere o presunte. Ora gli economisti argentini riconoscono che le politiche ultra liberiste sono state deleterie, ma anche le politiche stataliste non hanno condotto il Paese a una crescita equilibrata e lo condannano, ancora una volta alla dipendenza di prezzi delle materie prime sui mercati internazionali. La nuova presidenza di Mauricio Macri modifica l’orizzonte e cerca di ricucire un rapporto economico e commerciale con gli Stati Uniti per ripartire da quella sfortunata visita del 2005 di George W. Bush a Mar del Plata, in Argentina. L’obiettivo era quello di rilanciare l’Alca, l'Area di libero scambio delle Americhe, in occasione del 4°Vertice delle Americhe; Bush fu contestato da 50mila argentini e rientrò anticipatamente.

Lo scenario di oggi è tutto diverso: la recessione che attanaglia l’Argentina, l’inflazione alle stelle (30% annuo), il mancato accesso ai mercati internazionali dei capitali impone una virata della politica economica che punti a una maggiore flessibilità e favorisca il mercato. Anche se nessuno vuol ricadere negli eccessi dell’iperliberismo. Ebbene Macri e Obama potrebbero essere due interlocutori adeguati a riproporre un’agenda di lavoro, in un quell’asse nord-sud stigmatizzato come inaccettabile a priori dai governi Kirchner-Fernandez.

Al seguito di Obama arriva una folta delegazione di imprenditori, gli stessi che lo hanno accompagnato a Cuba. Imprese di spicco che potrebbero investire in Argentina nei settori dell’energia, delle tlc, dell’agrobusiness, dell’energia. Il clima stavolta è favorevole, l’annoso contenzioso sui tango bonds con gli hedge funds americani - i fondi avvoltoio, secondo la stampa argentina – è in dirittura d’arrivo. E prelude a un’apertura di credito psicologica che Argentina e Stati Uniti pare vogliano concedersi. Quindi un tango nuevo, che incorpora elementi di swing.

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