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Potenziare la «spending» per ridurre il costo del lavoro

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Europa

Potenziare la «spending» per ridurre il costo del lavoro

La Commissione Ue invita nuovamente il nostro Paese a spostare il carico fiscale dai “fattori produttivi ai consumi e alle proprietà”, ed anche il G7 di Sendai, pur nell’incertezza che caratterizza l'attuale scenario economico globale non esclude che si possa ricorrere all’arma degli stimoli fiscali mirati. Per il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco le politiche di bilancio dovrebbe essere” e concentrarsi su “incentivi diretti ai fattori di produzione”. Torna dunque il primo piano l’ipotesi, avanzata giovedì scorso dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, su cui è in atto una prima istruttoria tecnica, di puntare a una riduzione strutturale del cuneo fiscale anticipata al 2017. Si tratterebbe in sostanza di prevedere meccanismi di stabilizzazione degli incentivi diretti a favorire la creazione di occupazione stabile, che si innesti sul solco della decontribuzione avviata nel 2017 per i neo assunti con un meccanismo attuale di dècalage fino al 2018. È uno dei cantieri aperti in vista della predisposizione della prossima manovra autunnale di bilancio. Poiché gli spazi a disposizione si vanno restringendo, stante il vincolo – ribadito dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan sulla base degli indirizzi di Bruxelles – a rispettare il target di un deficit nominale dell’1,8% del Pil nel 2017, si tratterà evidentemente di operare delle scelte. Molto dipenderà dal meccanismo che s’intenderà perseguire. Si va da un costo minimo da finanziare di 1,5 miliardi, in caso di decontribuzione strutturale limitata ai soli neo assunti di 4-6 punti (si veda il Sole24Ore di ieri) agli 8 miliardi di costo iniziale in caso di estensione del beneficio ai vecchi e nuovi assunti. Onere che si aggiungerebbe ai 3-5 miliardi necessari per anticipare al 2017 anche il primo taglio delle aliquote intermedie Irpef a beneficio del ceto medio, secondo quanto prospettato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Di certo, nel menù allo studio, la priorità andrebbe accordata agli sgravi fiscali sul lavoro, in linea con il percorso già avviato con l’abolizione della componente lavoro dal calcolo della base imponibile dell’Irap, e al taglio dell'Ires già previsto per il prossimo anno. Dove reperire le relative risorse? È il rebus che accompagna ogni fase di avvio delle prime ipotesi di lavoro della manovra di bilancio. Si lavora alla riedizione della voluntary disclosure che potrebbe garantire maggiori entrate per 1,5-2 miliardi. Incassi una tantum, mentre la copertura della manovra fiscale allo studio dovrà essere garantita soprattutto da maggiori entrate o tagli alla spesa corrente di natura strutturale.

Ecco allora tornare in campo la spending review, che nel 2017 dovrebbe assicurare risorse a beneficio del taglio delle tasse decisamente più consistenti rispetto a quanto è stato possibile realizzare finora.

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