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Debito greco, si cerca il compromesso

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Debito greco, si cerca il compromesso

  • –Beda Romano

bruxelles

I ministri delle Finanze della zona euro stavano ancora negoziando ieri sera qui a Bruxelles un sofferto accordo per dare il loro benestare a una nuova tranche di aiuti alla Grecia, il Paese ancora alle prese con una grave crisi finanziaria. In ballo era un versamento da 10,3 miliardi di euro, secondo fonti diplomatiche concordanti. Sul tavolo c’era anche un atteso accordo sull’alleggerimento del debito pubblico greco, attualmente pari al 180% del prodotto interno lordo.

I due temi – l’esborso di nuovi aiuti e l’alleggerimento del debito pubblico – viaggiano in teoria su due binari separati. Nei fatti, però, tendono a incrociarsi, soprattutto perché da un accordo sul passivo dipende il continuo appoggio del Fondo al salvataggio della Grecia, una condizione sine qua non per molti governi europei. Pur non volendo più la ristrutturazione del debito d’emblée, l’Fmi ha chiesto un alleggerimento generoso, troppo controverso per molti creditori europei.

«L’obiettivo della riunione è di trovare un accordo tra i Paesi europei e il Fondo monetario internazionale – ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem prima dell’inizio della discussione, la seconda in due settimane dedicata alla perdurante crisi greca –. L’ipotesi di un taglio nominale del debito greco non si materializzerà. Non vi è maggioranza per questa idea. Ma siamo pronti ad aiutare la Grecia nel gestire il peso del passivo».

Precisava ieri un negoziatore, mentre i ministri delle Finanze erano riuniti nel palazzo bruxellese del Consiglio europeo: «Tutti sono più o meno d’accordo per affermare che le recenti misure adottate dal governo greco sono sufficienti per ottenere l’esborso di una nuova tranche di aiuti finanziari. Il problema è la questione del debito pubblico greco, e del suo alleggerimento. Aggiungeva un diplomatico: «L’atmosfera è buona. Si cerca una intesa».

In tarda serata, i ministri erano ancora alla ricerca di una soluzione. Slegare i due dossier renderebbe la discussione più semplice, ma ieri sera appariva una strada difficile da percorrere. Un mancato accordo sul debito pubblico potrebbe significare non avere l’appoggio del Fondo nel salvataggio della Grecia, una condizione che - come detto prima - per molti Paesi europei è considerata cruciale per versare nuovi prestiti, con il consenso della loro pubblica opinione.

«Tutti sono d’accordo con la necessità di alleggerire il debito greco», proseguiva il negoziatore, anche perché faceva parte dei patti con Atene una volta raggiunto un attivo primario di bilancio. «Il problema è trovare una intesa su quanto alleggerirlo. Il nodo è complicato perché la posizione di ciascuno è influenzata da visioni politiche, ma anche da stime economiche. Quanto più si è pessimisti sull’economia, tanto più si crede che il Paese debba ottenere un alleggerimento sostanzioso del suo debito».

Le parti erano ieri sera ancora alla ricerca di una intesa che potesse mettere tutti d’accordo. Atene non ha urgente bisogno di nuovi aiuti, anche se prossimi rimborsi obbligazionari si stanno avvicinando rapidamente. Secondo i dati dell’Agenzia greca per la gestione del debito, il Paese è chiamato a rimborsare 300 milioni il 7 giugno, 3,6 miliardi il 10 giugno e 1,6 miliardi il 17 giugno. L’attesa tranche potrebbe essere di 10,3 miliardi di euro, di cui 7,5 miliardi in giugno e 2,8 miliardi in settembre.

La riunione di ieri è giunta dopo che il governo Tsipras è riuscito a far passare in Parlamento ad Atene un meccanismo voluto dai suoi creditori e che prevede una correzione automatica dei conti pubblici nel caso di deriva del deficit pubblico, una accelerazione delle operazioni di privatizzazione, e un aumento delle tasse indirette. Le misure hanno provocato nuove proteste in Grecia questo fine settimana, ma sono l’ultimo tassello in vista di nuovi prestiti dopo le riforme approvate all’inizio del mese.

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