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Bruxelles, vertice dalle 10,30. Tusk: «Brexit decisione politicamente drammatica»

  • –dal nostro corrispondente
Martin Schulz  (Reuters)
Martin Schulz (Reuters)

BRUXELLES – L'establishment comunitario ha definito la decisione referendaria inglese di uscire dall'Unione “politicamente drammatica”. Nei fatti, lo shock qui a Bruxelles è enorme. Tutti sono preoccupati dalle conseguenze che il referendum britannico potrebbe avere sul futuro dell'Unione. Tutti sanno che la risposta dovrebbe essere un rilancio dell'integrazione politica, ma pochi sono fiduciosi che vi sia nei vari paesi la volontà, il desiderio, la premessa.

In una dichiarazione alla stampa stamani qui a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha parlato di decisione “politicamente drammatica”. E ha aggiunto: “Non siamo in grado di prevedere tutte le conseguenze politiche. Il momento è storico. Non è però il momento di avere reazioni isteriche (…). A nome dei 27 (escluso quindi il Regno Unito, ndr) voglio rassicurare che il nostro obiettivo è di mantenere la nostra unità. L'Unione è il quadro del nostro futuro in comune”.
L'ex premier polacco ha poi voluto precisare che l'Unione “non è caduta in un vuoto legale”. E ancora: “La legge comunitaria continuerà (nel corso dei negoziati di divorzio, ndr) a essere applicata nel Regno Unito. Voglio precisare che l'applicazione della legge prevede diritti e obblighi”. Doppio il tentativo di Tusk: dare alla situazione provocata dal referendum britannico un quadro legale certo, e garantire unità dell'Unione, almeno per i 27 paesi rimasti.

Parlando alla rete televisiva tedesca ZDF, il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha detto: “Non sono scioccato. Siamo preparati (…). I negoziati di divorzio devono iniziare immediatamente”. Un altro tedesco, Elmar Brock, presidente della commissione affari esteri a Strasburgo, ha aggiunto: “E' un segnale di avvertimento ai governi perché costruiscano una Europa che i cittadini si aspettano”. Il capogruppo popolare Manfred Weber ha parlato di “danno per entrambe le parti”, il Regno Unito e la UE.
I presidenti delle principali istituzioni europee – oltre a Schulz e a Tusk, anche Jean-Claude Juncker (Commissione), Mark Rutte (primo ministro olandese e presidenti di turno dell'Unione – devono incontrarsi questa mattina alle 10:30 qui a Bruxelles per mettere a punto un messaggio comune. Secondo le informazioni raccolte nelle ultime ore, la dichiarazione vorrà lanciare un inequivocabile messaggio di unità dell'Unione, come anticipato dal presidente del Consiglio europeo.

Tuttavia, in alcuni paesi il voto inglese ha eccitato gli animi, e indotto a dichiarazioni emulative. Dalla Francia, la presidente del Fronte Nazionale Marine Le Pen ha detto: “Sono molto contenta che il popolo inglese (….) abbia fatto la scelta giusta”. Dalla Germania, la vice presidente di Alternative für Deutschland, Beatrix von Storch ha aggiunto: “E' una giornata storica. Il popolo ha parlato”. In Olanda, il nazionalista Geert Wilders ha chiesto un referendum sulla permanenza del suo paese nell'Unione.
Concretamente, cosa succederà ora? Il percorso è tracciato nei testi anche se vi è molta incertezza. In teoria, il governo inglese dovrebbe inviare una lettera a Bruxelles per annunciare il desiderio di uscire dall'Unione. La missiva dovrebbe far scattare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona che prevede giust'appunto l'uscita di uno stato membro. La norma stabilisce che il negoziato duri due anni. Questa è la teoria. Dubbi vi sono su vari versanti, politici e istituzionali.

La lettera verrà effettivamente inviata a Bruxelles, o Londra cercherà negoziare il suo divorzio e il futuro rapporto con l'Unione al di fuori dei Trattati europei? Chi manderà eventualmente la lettera: David Cameron (che ha appena annunciato le dimissioni) o il suo successore?

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