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In 2 milioni contro Brexit: «Rivotiamo»

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Europa

In 2 milioni contro Brexit: «Rivotiamo»

  • –Leonardo Maisano

LONDRA

La tumultuosa spinta dal basso cresce con ben più di due milioni di cittadini mobilitati per chiedere la ripetizione del referendum in un testacoda che la politica britannica ha già bocciato. I conservatori sono ripiegati su loro stessi, spaccati e incapaci di adottare qualsiasi misura, anche la sostituzione del commissario Jonathan Hill a Bruxelles che sarà scelto dal successore di David Cameron.

I laburisti fanno sapere che di referendum 2.0 non se ne parla. La petizione finirà comunque a Westminster come tutte quelle che raccolgono almeno 100mila firme e innescherà un dibattito destinato a riproporre il duello visto in questi mesi. Il testo è articolato e suggerisce di avviare un nuovo referendum sull’adesione all’Unione fissando la soglia minima al 60% con un quorum non inferiore al 75 per cento.

È lo scenario (vedi analisi) del pentimento, in realtà, poco apprezzato dalla politica britannica. Anche se in queste ore le leadership dei partiti del Regno sono scosse dal rischio dell’azzeramento. L’uscita di scena di David Cameron apre lo scontro fra il leader di Leave, Boris Johnson, il ministro degli interni Theresa May favorevole a Remain ma poco incline alla Ue, il ministro della Giustizia Michael Gove che con l’ex sindaco di Londra ha pilotato il “no” all’Unione. Sono i tre candidati più quotati alla guida dei Tory e alla poltrona di premier, mentre il Cancelliere George Osborne, fino al 22 giugno papabile numero uno, è scivolato in fondo alla lista per l’inevitabile associazione al destino del primo ministro uscente. Gli allibratori lo danno a 30 volte la posta.

Lo scontro sarà tanto duro quanto l’eredità che attende il vincitore, chiamato a sciogliere la matassa europea, muovendosi fra le acrobazie di un partito che ha una forza parlamentare favorevole a Remain e una base elettorale divisa fra pochi eurofili e tanti euroscettici. L’alta tensione sull’Europa indebolisce i Tory, troppo divisi su un tema centrale qualora si arrivasse a elezioni anticipate nei prossimi mesi con quattro anni di anticipo sulla data prevista. E l’incertezza genera sospetto con voci ricorrenti anche sull’autenticità dell’antieuropeismo di Boris Johnson. L’ex sindaco ha approccio estremamente flessibile verso la convinzione politica, riuscendo a modellare attorno all’aria che tira le sua ambizioni di potere. E la sua ambizione è arrivare a Downing Street assai prima di guidare le truppe fuori Bruxelles. Cinico, insomma, molto oltre la media che la professione impone.

Il vincitore rischia di misurarsi con un fantasma. Sul destino di Jeremy Corbyn, leader dell’opposizione laburista, c’è incertezza. Quattro deputati hanno annunciato mozioni di sfiducia per scatenare una nuova corsa alla leadership. Le ragioni, formalmente, sono nello scarso impegno di Corbyn a sostegno di Remain. Non è mai stato troppo convinto dell’Ue, anzi più spesso fortemente critico. Non sull’adesione in sé stessa, ma per le posizioni assunte dai Ventotto nella storia recente.

Il sospetto è che Corbyn abbia trattenuto ogni slancio, frenato ogni emozione, fatto insomma il minimo indispensabile per convincere la sua base a votare Remain. Troppo poco come dimostra l’esito in bastioni storici del Labour e quindi i deputati gli si stanno rivoltando contro.

Sotto traccia riesplode nel partito laburista un conflitto antico, quello fra l’anima più radicale e socialista e l’anima blairiana, brutalmente estromessa da Ed Miliband prima e da Jeremy Corbyn poi. «Non vedo per quale motivo dovrei dimettermi», ha fatto sapere ieri il leader del Labour per poi aggiungere «se ci fosse una nuova sfida sono pronto a candidarmi di nuovo».

Se ci sarà davvero una nuova sfida – e l’andamento del referendum offre un’opportunità unica – lo sfidante più popolare è il blairiano Chukka Ummunna che fece un passo avanti prima della discesa in campo di Corbyn per poi indietreggiare rapidamente. Aveva già avvertito l’aria che tirava sul Paese ? Probabilmente sì. Il naso politico non gli manca.

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