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5/5 Wall Street e le presidenziali: lezioni dal passato

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    Verso le presidenziali

    Wall Street vota Clinton o Trump? Cinque cose da sapere sul voto Usa

    Cosa promettono sul fronte economico i due candidati? Quale la reazione delle Borse dopo le elezioni? Cosa è accaduto in passato? Il parere di alcuni analisti

    Marka
    Marka

    5/5 Wall Street e le presidenziali: lezioni dal passato

    Matt Miller, analista politico di Capital Group, ha provato a mettere assieme un po' di numeri sulla performance storica dell'indice Standard & Poor's 500 negli ultimi otto decenni. «In 17 anni su 18 in cui si sono tenute elezioni presidenziali, un ipotetico investimento di 10mila dollari nell'indice sarebbe aumentato di valore nel decennio successivo», spiega l'analista del colosso mondiale dell'asset management. Quando ha vinto un democratico, un investimento iniziale di 10mila dollari ha in media superato quota 29mila dollari in dieci anni, mentre quando alla Casa bianca si è seduto un repubblicano il valore medio a dieci anni è salito a oltre 32mila dollari. Persino durante la deludente presidenza Nixon, i 10mila dollari investiti sullo S&P500 nel 1968, anno in cui il repubblicano salì alla Casa Bianca, avrebbero superato quota 14mila dollari in dieci anni: quindi un tasso di crescita annuo composito pari al 3,6% nonostante l'invasione della Cambogia da parte degli Stati Uniti, lo scandalo Watergate e le dimissioni. Un'eccezione alla regola? La vittoria di Bush jr su Al Gore nel 2000, che ha inaugurato il cosiddetto “decennio perduto” per i titoli azionari, con l'indice S&P 500 che ha chiuso il periodo con un rendimento negativo. Ma va considerato che in quei dieci anni si sono verificati due eventi di portata devastante: la bolla internet nel 2000 e la crisi finanziaria del 2008.

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