
NEW YORK - Donald Trump dà forma alla sua politica economica, finora ricca di battute scomposte e povera di piani. Assediato da sondaggi sfavorevoli per le continue gaffe, il candidato repubblicano ha fatto scattare forse il suo ultimo e più ambizioso tentativo di “reset”, di riorganizzare e rilanciare la campagna: volando a Detroit, nel cuore dell'America industriale, ha tenuto a battesimo la sua ricetta per la crescita: va dalle moratorie sulle nuove regole per la finanza finché gli Stati Uniti non dimostreranno «una significativa crescita» all'eliminazione dell'imposta di successione - oggi al 40% su patrimoni individuali oltre i 5,45 milioni - a facilitazioni per piccole imprese e famiglie.
Per le aziende Trump propone un dimezzamento delle aliquote al 15% dal 35%, anche se oggi raramente la Corporate America paga le tasse previste sulla carta grazie a deduzioni e scappatoie. Invoca maggior protezione per la proprietà intellettuale. E in una più generale rivoluzione fiscale - «la maggiore dai tempi di Ronald Reagan», ha detto - le sette aliquote sul reddito personale verrebbero abbassate e ridotte a tre: del 12, 25 e 33 per cento. La proposta modifica quella avanzata nel settembre 2015, che prevedeva quattro aliquote: zero, 10, 20 e 25 per cento. Trump, in un gesto alle famiglie americane, renderebbe interamente deducibile il costo di asili a cura dei bambini, eclissando l'idea della rivale democratica per la Casa Bianca Hillary Clinton di un tetto massimo del 10% del reddito. Unica eccezione punitiva nell'agenda di Trump: le imposte sul carried-interest, i compensi di gestori di Wall Street tassati come guadagni di capitale che verrebbero colpiti da normali aliquote. Per gli eccessi della burocrazia sostituirebbe infine funzionari impegnati in regulation distruttive con esperti in creazione di crescita e lavoro.
Trump ha accusato gli avversari democratici di sposare strategie che «penalizzano l'economia». Tra le politiche più criticate, l'accordo internazionale sul clima di Parigi, che promette di cancellare, e i limiti alle trivellazioni offshore, rimpiazzati da sostegno alla produzione domestica di energia compreso il carbone. Nel mirino anche gli accordi di libero commercio, quali la Trans Pacific Partnership asiatica criticata anche da Clinton ma voluta da Obama. «Il passo record delle nuove regolamentazioni, gli aumenti delle tasse, le restrizioni sulla produzione interna di energia e intese commerciali svantaggiose», hanno danneggiato Detroit e altre città americane, ha incalzato Trump. «Sono una zavorra sull'economia, un'ancora che ci trascina a fondo», ha aggiunto, e occorre «una pausa sulle regolamentazioni affinché le aziende possano reinvestire nell'economia». Clinton viene apostrofata come «il candidato del passato mentre la nostra è la campagna per il futuro». Non è mancata una battuta polemica nei confronti del grande rivale asiatico: «Noi sfideremo la Cina, come
manipolatrice di valute e come responsabile di quasi metà del nostro deficit».
Trump, ieri al Detroit Economic Club come già nel corso del fine settimana, ha cercato di riportare ordine e disciplina nel suo messaggio con discorsi meno controversi e attenendosi a testi preparati. La sua campagna ha in programma ulteriori interventi sull'economia, con prese di posizioni specifiche sulla riforma finanziaria Dodd-Frank e un progetto dettagliato di investimenti infrastrutturali alternativo a quello della Clinton, che propone lo stanziamento di 275 miliardi nei primi cento giorni di presidenza per ponti, strade e Internet. Il cammino verso un recupero, pero', non sara' facile per il candidato repubblicano oggi indietro di quasi dieci punti nei sondaggi e vittima di scetticismo tra i leader e finanziatori conservatori. L'economia ha dato nuovi segni di miglioramento, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,9% e la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro il mese scorso. La stessa Detroit ha beneficiato della ripresa e del salvataggio dell'auto orchestrato da Obama e dai democratici. E Clinton ieri non ha perso tempo nel rispondere a Trump accusandolo ancora di irresponsabile demagogia: la sua agenda, ha affermato, “secondo esperti di ogni credo provocherebbe una recessione e costerebbe milioni di posti di lavoro”. Analisi di alcuni centri di ricerca hanno indicato che le strategie di Trump, in particolare, farebbero esplodere il debito federale nel prossimo decennio.
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