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Il tradimento dei valori dell’Europa

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ANALISI

Il tradimento dei valori dell’Europa

Oggi potrebbe essere un grande giorno per il premier ungherese Viktor Orban, e un giorno triste per l’Europa. L’unico dubbio che circonda il referendum contro le quote di ricollocamento dei migranti volute e decise dall’Unione riguarda la soglia dei votanti (50% più uno perché la consultazione sia valida) e non l’esito, purtroppo scontato.

La maggioranza degli ungheresi non vuole i migranti ed è in perfetta sintonia, anzi in simbiosi, con il suo leader. Difesa della famiglia, dello Stato nazionale e delle radici cristiane sono i punti cardinali del pensiero di Orban, che dopo Angela Merkel è il leader politicamente più longevo della Ue.

In teoria il referendum è inutile ai fini pratici e di politica interna: lo stato d’animo dell’opinione pubblica è noto, la legge sui richiedenti asilo è stata già modificata in senso ampiamente restrittivo, tanto da essere oggetto di una (inutile) procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue. Il nuovo “padre della patria” ungherese in realtà vuole inviare un segnale forte, e di un simbolismo potenzialmente devastante, all’Europa. Insofferente nei confronti delle ingerenze comunitarie nelle politiche nazionali, si pone come l’antitesi della Wilkommenkultur di Merkel e come portatore - sono sue parole - di una «controrivoluzione culturale» che restituisca sovranità agli Stati da parte di Bruxelles.

L’Unione Europea ha le sue colpe e la sua “distanza” dai bisogni e dalle paure vere dei cittadini è nota, così com’è noto (punto purtroppo a favore dei populisti) il suo deficit nel controllo delle frontiere esterne. Ma Orban e il suo amico polacco, il leader del partito di governo Diritto e Libertà Jaroslaw Kaczynski, hanno già avviato una controriforma a casa loro che mette in pericolo le libertà delle istituzioni e dei media e nello specifico caso ungherese i principi del rispetto dei diritti umani.

A questi elementi inquietanti se ne aggiunge un altro, anch’esso sottovalutato dalle istituzioni europee ma capace di sfondare facilmente la porta di opinioni pubbliche fragilizzate dalla crisi economica e da quella migratoria: il tema identitario. Il pensiero di Orban e Kaczynski è altamente destabilizzante e si salda con quello della destra nazionalista e populista francese di Marine Le Pen, per fortuna ancora all’opposizione. L’identità europea si sente minacciata e anche Paesi tradizionalmente aperti e tolleranti, come la Danimarca, rischiano di chiudersi e in parte si è già chiuso di fronte alla pressione migratoria.

Un tempo i quattro di Visegrad (Repubblica Ceca e Slovacchia oltre a Ungheria e Polonia) erano identificati come la “Nuova Europa”, dinamica e protesa verso i valori dell’Unione, ampiamente sottoscritti ai tempi dell’adesione (2004). Oggi sono tornati in una dimensione da Vecchia Europa. Chissà se durante le commemorazioni di ottobre per il 60esimo anniversario della rivolta di Budapest del 1956 gli ungheresi ricorderanno che 200mila di loro trovarono asilo all’estero, fuggendo dalla brutale repressione sovietica.

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