Una svalutazione era nell'aria da tempo. Non si pensava tuttavia che avvenisse già oggi. E comunque era difficile ipotizzare che fosse di questa entità. Ma le difficoltà economiche che sta attraversando l'Egitto dal 2011, anno della rivolta contro il presidente Hosni Mubarak, e il rischio di veder sempre meno valuta pregiata in circolazione, hanno spinto la Banca centrale egiziana ad assumere un'iniziativa forte.
In una nota diffusa questa mattina la Banca centrale ha così annunciato la decisione di lasciare fluttuare liberamente la lira egiziana. L'istituto ha così di fatto svalutato la lira egiziana del 32,3%. Il rapporto dollaro/lira, in acquisto, dovrebbe dunque arrivare a 13, e a 13,5 in vendita. Un deciso salto rispetto al rapporto di 8,88 fissato lo scorso marzo.
“In una nota diffusa questa mattina la Banca centrale ha così annunciato la decisione di lasciare fluttuare liberamente la lira egiziana”
L'obiettivo è cercare di ripristinare le corrette operazioni di acquisto e vendita di valuta estera nel sistema bancario. Un passo necessario per avere un sistema che rifletta con più chiarezza le condizioni della domanda e della offerta. La precaria situazione politica egiziana e i numerosi episodi di terrorismo hanno negli anni fatto venire meno l'afflusso di valuta estera nel Paese creando le condizioni per la nascita di un fiorente mercato nero, in particolare del dollaro. Per quanto le riserve in valuta estera si siano stabilizzate quest'anno, il loro livello resta comunque ancora sotto del 40% rispetto al periodo precedente la rivoluzione del 2011.
La banca centrale inoltre ha alzato l'overnight interest rate al 14,75% (3%) , l'overnight lending rate al 15,75% e il tasso per le operazioni con la banca centrale al 15,25% per cento. Il tasso di sconto è stato invece portato al 15,25%. Presto, inoltre, l'istituto lancerà un'asta straordinaria di bond per un import di 4 miliardi di dollari.
Da tempo il Fondo monetario internazionale, che sta negoziando un prestito di 12 miliardi di dollari, aveva richiesto una decisa svalutazione della lira egiziana, oltra a diverse riforme strutturali per rilanciare l'economia. Prima fra tutti una drastica riduzione di quasi tutti i sussidi, una zavorra sui conti del Governo del Cairo. In verità l'Esecutivo egiziano ha già provveduto a tagliare i sussidi all'elettricità e ha innalzato il prezzo dello zucchero del 40 per cento per alcune fasce di reddito. Ma ne restano ancora diversi altri, come quelli sul carburante, un argomento molto delicato.
Con la svalutazione il Governo egiziano punta dunque a rilanciare gli investimenti stranieri e ottenere un prestito consistente dell'Fondo monetario internazionale. Anche perché le generose donazioni – e i prestiti a tassi agevolati - elargite da diversi Paesi del Golfo (Arabia Saudita in testa) al Governo del presidente Abdel Fattah al-Sisi da oltre un anno si stanno riducendo sensibilmente a causa del crollo del prezzo del petrolio.
Il mercato azionario egiziano ha accolto con favore la svalutazione. Durante gli scambi l'Indice Egx 30 ha segnato un balzo dell'8,3 per cento – il più alto da otto anni – per poi arretrare.
Una perdita così decisa del potere di acquisto della moneta locale non sarà però indolore. Soprattutto per le fasce più povere del più popoloso Paese del mondo arabo. Dopo la svalutazione la vita di diversi milioni di egiziani sarà più dura. Perché è quasi scontato un forte rincaro delle merci importate. E in Paese che importa quasi tutto, dalle autovetture ai beni di prima necessità, inclusi diversi alimenti, non è escluso che la gente possa riversarsi sulle strade per dare il via a un'ondata di proteste, come già accaduto in passato.
Per prevenire proteste l'esercito è stato incaricato di distribuire delle razioni di alimenti, incluso lo zucchero, a prezzi dimezzati.
Azioni volte solo a tamponare il crescente malcontento tra le fasce povere. Per loro la rivoluzione non ha mai portato i frutti sperati.
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