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Mille atleti russi dopati, falsate le Olimpiadi di Londra

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il rapporto mclaren

Mille atleti russi dopati, falsate le Olimpiadi di Londra

Yelena Isinbayeva (Ap)
Yelena Isinbayeva (Ap)

Più di mille atleti di oltre 30 discipline sportive, un sofisticato sistema di doping di Stato e di insabbiamento istituzionali: è la sintesi della denuncia allo sport russo contenuta nella relazione presentata dalla Wada. Dopo le anticipazioni rese pubbliche lo scorso luglio, che avevano portato alla clamorosa esclusione della delegazione russa alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, l'avvocato canadese
Richard McLaren, autore del'ormai celebre rapporto, ha rincarato le accuse, ancor più dettagliate e allarmanti non solo per l'estensione ma anche per la spregiudicata efficienza del programma dopante attivo in Russia.

Perché gli atleti - di specialità indistintamente estive, invernali e paralimpiche -
potevano beneficiare non solo di un sofisticato sistema di doping, ma anche di coperture a livello istituzionale per nascondere le eventuali singole positività.

«Possiamo dimostrare che è esistito un sistema di coperture che risale almeno al 2011 e che è proseguito anche dopo i Giochi olimpici di Sochi - ha dichiarato McLaren -. Da una situazione di caos incontrollato questo sistema si è raffinato in una vera e propria cospirazione istituzionalizzata che mirava a vincere
più medaglie possibili».

Secondo il rapporto sono almeno quattro gli ori di Sochi e cinque quelli di Londra 2012 ad aver inquinato le provette (con sale da cucina o caffè), mentre è
stato accertato che almeno altri 12 medagliati hanno scambiato i loro campioni di urina.

Una metodologia così vasta e meticolosa da escludere che si sia trattato di casi individuali, quanto piuttosto di una rete che agiva a tutti i livelli. E che si è raffinata negli anni grazie alla fattiva collaborazione del Ministero dello Sport, in collaborazione con i servizi segreti. Solo così, è la sottintesa conclusione di McLaren, la Russia ha potuto recitare un ruolo da protagonista a Londra, dove ha conquistato 24 ori, 26 argenti e 32 bronzi.

“Il termine complotto di Stato è errato. Le forze dell'ordine russe stanno indagando su certe violazioni, a mio avviso persino reati”

Pavel Kolobkov, ministro dello Sport russo  

Non si è fatta attendere la replica di Mosca. Nel giorno in cui a Londra viene pubblicata la seconda parte del rapporto McLaren - la Russia seconda solo alla vecchia DDR - il ministero dello Sport alza un muro e smentisce senza mezzi termini la parte più spinosa dell'indagine della WADA: «Non esiste - fa sapere attraverso un comunicato - alcun programma per il doping di Stato».
“Il termine 'complotto di Stato' usato da McLaren è errato”, ha sottolineato il nuovo ministro dello Sport russo Pavel Kolobkov. “Le forze dell'ordine russe - prosegue - stanno indagando su certe violazioni, a mio avviso persino reati,
commessi in particolare da Grigory Rodchenkov e dai suoi possibili complici”.

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