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La Germania, uno dei Paesi più a rischio

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La Germania, uno dei Paesi più a rischio

  • –Roberto Bongiorni

Sin dall’inizio il pensiero è corso subito all’Isis, o comunque a ll’estremismo islamico. Le modalità dell’attentato terroristico, se confermato come tale, avvenuto ieri sera a Berlino, non possono non far pensare alla matrice islamica. Che si tratti di “lupi solitari” o di foreign fighters, questa resta comunque la pista più accreditata in attesa di dettagli sull’uomo arrestato e su quello morto sul camion.

La Germania d’altronde è uno dei Paesi europei più a rischio di attentati terroristici di matrice islamica. Innanzitutto perché è uno dei Paesi da cui sono partiti più aspiranti jihadisti alla volta di Siria e Iraq per iunirsi nelle file dello Stato Islamico. Uno dei rapporti più dettagliati in merito è stato rilasciato 10 mesi fa dalle autorità tedesche e ripreso dall’International center for the study of radicalisation (Icsr). I dati che emergono dalle informazioni ottenute dall’Agenzia della polizia criminale federale della Germania e dal Servizio federale di Intelligence nazionale tracciano un quadro preoccupante. Nel periodo che corre dall’inizio della guerra civile in Siria (2011) fino al 30 giugno del 2015, più di 800 persone si stima siano partite dalla Germania per Siria e Iraq. Dato ancor più allarmante, circa un terzo di loro sarebbero rientrati in Germania. Di questi almeno 70 individui hanno effettivamente combattuto nelle file dell’Isis. Motivo di ulteriore preoccupazione è il fatto che il 61% di chi è partito è nato in Germania.

Così come è avvenuto in Francia, il Paese europeo con il maggior numero di foreign fighters (oltre 1.300) o in Belgio, il Paese con il tasso più alto per abitante, il processo di radicalizzazione è avvenuto in Europa. Ma in Germania, precisano le autorità tedesche, Internet ha giocato un ruolo marginale. Sono state invece persone fisiche, in ambienti non virtuali, ad aver prima adescato, radicalizzato fino a reclutare gli aspiranti combattenti.

Sono dati da non trascurare. Che mettono in luce la vulnerabilità della Germania a potenziali attentati terroristici. Che si tratti di jihadisti fai da te o lupi solitari, slegati all’Isis e mai partiti per la Siria, o di esperti foreign fighters rientrati in patria, il problema tedesco è che esiste un ambiente dove l’estremismo islamico ha trovato un humus fertile mettendo radici solide.

Il grande blitz effettuato da 150 agenti tedeschi lo scorso agosto aveva come primo obiettivo proprio l’arresto di predicatori che reclutavano giovani da inviare in Siria e Iraq. Non è un caso se alcuni degli attentatori della cellula di Verviers, autori delle stragi di Parigi dell’11 novembre 2015 e di Bruxelles,(22 marzo 2016) siano transitati per la Germania ed abbiamo trovato delle basi logistiche. La sua posizione geografica,al centro dell’Europa, e i facili e rapidi collegamenti ferroviari rappresentano un punto di forza per chi vuole seminare il terrore in Europa.

La scia di attentati, per lo più sventati e falliti, avvenuti in Germania negli ultimi 10 mesi conferma il quadro tracciato dall’intelligence tedesca.La notizia, diffusa gli scorsi giorni,che un 12enne iracheno avrebbe tentato di far esploderea fine novembre una bomba a chiodi nel Mercatino di Natale di Ludwingshafen, evidenzia il pericolo di radicalizzazione a cui vengono esposti anche ragazzini.

La terribile sequenza di attentati - due su quattro di matrice islamica - avvenuti lo scorso luglio è ancora un ricordo fresco nella mente di molti tedeschi. Il primo fu Muhammad Riyad, un teenager di origine afghana, che il 18 di quel mese ferì con un’ascia tre cittadini cinesi di Hong Kong su di un treno regionale nei pressi della città bavarese di Würzburg per poi venire ucciso. Secondo la polizia il giovane aveva giurato fedeltà all’Isis. Era siriano Mohammed Delel, l’uomo di 27 anni che arrivava da Aleppo entrato in Germania fingendosi rifugiato, che il 25 luglio è morto facendo esplodere una bomba ad Ansabch nel tentativo di compiere una strage a un festival musicale, ferendo 12 persone. Era sempre siriano Jaber Albakr, il 22enne arrestato dalle forze speciali tedesche lo scorso 10 ottobre a Lipsia, subito sospettato di aver contatti con l’Isis e di aver preparato un attentato ad uno dei due aeroporti di Berlino.

Nelle prossime ore si saprà se l’attentato di ieri sia davvero di matrice islamica. Che lo sia o no la Germania resta comunque un Paese vulnerabile.

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