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Prologo di sangue a un anno elettorale

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L'Analisi|Europa

Prologo di sangue a un anno elettorale

Non c’è simbolo più potente dell’orrore della violenza a Berlino della Chiesa della memoria, la Gedaechtniskirche. Le sue rovine sono a un passo dalla grande arteria commerciale della Kurfuerstendamm nell’ovest della città. Sono state lasciate in piedi per ricordare le distruzioni della Seconda guerra mondiale. Ed è di fronte alla chiesa, nel più affollato mercatino di Natale, che ieri sera è stato commesso l’attentato più cruento dal Dopoguerra nella capitale tedesca.

Un gesto terroristico i cui prodromi si erano visti l’estate scorsa con una sequela di atti di violenza, due dei quali perpetrati da seguaci dell’Isis, e che al tempo stesso rischia di fare da prologo sanguinoso a un anno elettorale nel quale i temi dell’ondata di immigrazione, di quasi un milione di persone in prevalenza di religione islamica, e del terrorismo verranno inevitabilmente legati e possono costituire un’ipoteca pesante sul voto del prossimo autunno.

L’attentato di Berlino si è immediatamente trasformato in un caso politico, destinato ad accentuare la pressione sul cancelliere Angela Merkel, in corsa per la riconferma. Ancor prima che fosse chiara la genesi del gesto terroristico o che fosse appurata l’identità degli attentatori, dal partito anti-immigrati Alternativa per la Germania (AfD) si è levata l’accusa che quelli di ieri sera sono «i morti di Angela Merkel». Nell’estate 2015, il cancelliere ha aperto le porte ai rifugiati dalle guerre in Medio Oriente e quasi un milione di persone sono entrate in Germania, nella stragrande maggioranza di religione musulmana. Il malcontento dell’opinione pubblica si è trasformato in un crollo della popolarità del capo del Governo e ha favorito l’ascesa di AfD in diverse elezioni regionali e nei sondaggi nazionali. Una serie di atti di violenza nel corso dell’estate scorsa, due dei quali a opera di rifugiati ispirati dall’Isis, ha rinfocolato il timore che con i flussi dei nuovi arrivi possano essere penetrati in Germania anche elementi legati al terrore mediorientale. Altre preoccupazioni sono state sollevate dai servizi di sicurezza sulla possibilità del rientro dalla Siria o dall’Iraq di tedeschi di origine mediorientale radicalizzati.

La spada di Damocle di un attentato come quelli avvenuti in Francia e in Belgio pendeva da mesi sulla Germania, dove in diversi casi le forze di sicurezza sono arrivate in extremis a sventarli. Il fatto che l’attentato di Berlino sia una sorta di replica di quello della Promenade des Anglais a Nizza nel luglio scorso appare una conferma che la Germania è un bersaglio del terrorismo come i Paesi vicini.

Le ripercussioni politiche di quanto accaduto ieri sera possono essere gravi. Negli ultimi mesi, la signora Merkel ha recuperato terreno, grazie a una combinazione del crollo degli arrivi per la chiusura della rotta balcanica dei rifugiati e l’accordo con la Turchia, e di una progressiva correzione di rotta alla politica delle porte aperte. Una correzione avviata da qualche tempo, con criteri più stringenti per l’ammissione dell’asilo ai rifugiati, ma che ha avuto il suo momento culminante con il congresso dei democristiani della Cdu all’inizio del mese, quando il cancelliere, prima di ricevere un voto quasi plebiscitario, seppure in calo, per ripresentarsi per un quarto mandato all’elezioni dell’autunno prossimo, ha annunciato un’altra stretta. Dichiarandosi tra l’altro per la prima volta disposta a vietare il velo integrale, una richiesta dell’ala più conservatrice del partito cui aveva sempre opposto un rifiuto.

Dall’attentato di Berlino verranno nuove pressioni esterne, da parte di AfD, che appunto non ha mancato di capitalizzare immediatamente quanto era avvenuto, e interne, nella Cdu e negli alleati cristiano-sociali bavaresi, che da tempo reclamano un tetto agli arrivi. Come è nel suo temperamento, la prima risposta di Angela Merkel sarà un appello alla calma, ma lo shock di Berlino, soprattutto se dovesse essere seguito da altri attentati nell’anno del voto, innestandosi su un tema così fortemente sentito dall’opinione pubblica, come quello dell’immigrazione, può alterare profondamente l’equazione elettorale, tutte le soluzioni della quale al momento passano dal cancelliere uscente.

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