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TPP, prove di resurrezione senza Usa

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A toronto giappone leader negoziale

TPP, prove di resurrezione senza Usa


Prove di resurrezione della Trans-Pacific Partnership senza gli Stati Uniti di Donald Trump: a Toronto i capi-negoziatori delle Nazioni che avevano firmato il patto di libero scambio un anno fa (con l'assenza degli Usa dopo il veto di Trump) stanno concludendo le trattative esplorative per preparare un summit dei loro Ministri del Commercio. L'obiettivo ultimo e' quello di poter far entrare in vigore il patto, magari attraverso un nuovo accordo da concludere entro la meta' di novembre, in tempo per il vertice Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si svolgerà in Vietnam. Una nuova intesa e' comunque necessaria, in quanto l'accordo originario prevedeva l'entrata in vigore tra i 12 Paesi firmatari solo dopo la ratifica da parte di nazioni che contassero per almeno l'85% del Pil complessivo (e gli usa contano per oltre il 60%).
Il Giappone si e' ritrovato con un ruolo di leadership negoziale, in quanto ora rappresenta la principale economia del potenziale blocco. Inizialmente, Tokyo aveva espresso riluttanza verso una TPP senza gli Usa, inc punto insufficiente a generare una solida spinta al suo export che compensi i “sacrifici” richiesti nell'apertura del suo mercato interno.

Ma i venti crescenti di protezionismo hanno indotto il Giappone a proporsi come alfiere del libero scambio. Cosi' il capo negoziatore giapponese a Toronto, Keiichi Katakami, si sta mostrando molto attivo nel cercare di raggiungere una unita' di intenti che possa tenere in vita la TPP a 11: Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Peru', Singapore, Vietnam. Anche con framework commerciale alternativo ad altri raggruppamenti in atto o potenziali incentrati sul ruolo preponderante della Cina.

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