Mondo

«Brexit, un giorno dopo si perderanno 10mila posti di lavoro»

  • Abbonati
  • Accedi
stima bank of england

«Brexit, un giorno dopo si perderanno 10mila posti di lavoro»

  • – di Redazione online
Canary Warf a Londra
Canary Warf a Londra

Circa 10mila posti di lavoro nel settore bancario e assicurativo potrebbero rischiare un trasferimento dal Regno Unito subito dopo la Brexit. L'avvertimento è giunto da un funzionario senior della Banca d'Inghilterra (BoE) di fronte alla commissione parlamentare della Camera dei Lord.

Sam Woods, direttore generale della Prudential Regulation Authority, autorità della BoE responsabile della supervisione di banche, assicurazioni e società di investimento, tuttavia, non ha specificato se questi posti di lavoro saranno spostati in ogni caso o solo in assenza di un accordo tra Londra e Bruxelles per accompagnare la Brexit.

«L'effetto a breve termine, basato sui piani che abbiamo ricevuto dalle banche e dalle compagnie di assicurazione, dovrebbe essere di circa 10mila» posti di lavoro persi per il Regno Unito.

Tuttavia, Woods ha aggiunto che sarebbe “sorpreso” di sapere che le banche e le compagnie di assicurazione hanno trasferito più di 10.000 posti di lavoro nel prossimo futuro. Ciò non corrisponderebbe alle informazioni che la BoE ha ricevuto da quest'estate.

Alla domanda sull'impatto a lungo termine in assenza di un accordo, Woods ha dichiarato che le cifre di 65-75mila posti di lavoro finanziari persi prospettati dalla Bbc «rientrano nel campo delle possibilità».

Domani il primo rialzo dei tassi in 10 anni
Inanto dDopo Fed e Bce, anche la banca centrale inglese sta per iniziare la manovra di rientro dall'attuale politica monetaria extra-espansiva. Secondo tutte le attese, infatti, domani il consiglio direttivo della Boe dovrebbe varare il primo rialzo in una decade dei tassi di interesse che si trovano da un anno ai livelli più bassi da oltre 300 anni, esattamente allo 0,25%.

L'attesa è per un modesto rialzo di 25 punti base e secondo alcuni analisti l'intervento sui tassi servirà soprattutto a segnalare un'inversione di tendenza anziché a segnare l'inizio di una stretta più consistente. Insomma il primo rialzo potrebbe rimanere isolato tanto più che la banca centrale è alle prese con un fattore, Brexit, che rischia di scombinare interamente i suoi piani e su cui ha già detto per voce del suo governatore Mark Carney di poter incidere ben poco. “La Brexit rappresenta uno shock reale - ha detto in un discorso pronunciato a settembre - riguardo al quale la politica monetaria può fare ben poco”.

Non tutti in realtà sono d'accordo con un aumento già ora dei tassi. Nella riunione del consiglio direttivo di settembre, due vice-governatori, Dave Ramsden e Jon Cunliffe, avevano espresso le loro riserve facendo notare l'aumento dei costi di finanziamento a fronte della persistente debolezza della crescita degli stipendi, che in definitiva potrebbe rallentare la crescita dei consumi.

Dall'altra parte, i “falchi” fanno osservare come l'economia cresca a un solido per quanto non spettacolare ritmo dell'1,6% mentre l'inflazione è sopra l'obiettivo del 2% e in estate la disoccupazione è scesa ai livelli più bassi da 40 anni. Tutti dati che giustificano un aumento dei tassi perché comunque la stabilità dei prezzi rimane un obiettivo primario. Secondo gli esperti è dunque probabile uno scenario come quello seguito dalla Fed che dopo aver annunciato un primo rialzo dei tassi nel dicembre 2015 ha poi aspettato 12 mesi prima di vararne un secondo. Il mercato dei cambi sembra aver sposato questa tesi: la sterlina infatti si rafforza oggi solo lievemente rispetto alla divisa con il rapporto di parità fissato a 0,8768 sterline per un euro.

© Riproduzione riservata