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Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2012 alle ore 18:59.

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A Perugia i fabbricati inagibili che venivano ristrutturati e usati come abitazioni pagavano l'Ici ridotta allo 0,4% per tre anni. Così come gli immobili – anche diversi dalle case – su cui veniva effettuato un «recupero edilizio esterno». A Genova, invece, chi dava in affitto un locale a una Onlus legalmente riconosciuta versava solo lo 0,2% per un triennio. Mentre a Bari chi affittava un alloggio a uno studente fuori sede con un contratto transitorio era soggetto allo 0,3 per cento.

Sono solo alcune delle tante agevolazioni Ici ideate dai Comuni nel corso degli anni, che rischiano ora di sparire con l'arrivo dell'Imu. In effetti, passata la stagione dell'acconto – che si paga con le regole nazionali – i proprietari di immobili dovranno fare i conti con le decisioni comunali sulla nuova imposta. E in molti casi scopriranno che i vecchi sconti non esistono più. È un fenomeno che non dipende solo dalla cornice normativa tracciata dal decreto salva-Italia (si veda l'articolo in basso), ma anche dalla condizione di bilancio di molti Comuni.

Il caso delle locazioni a canone concordato è probabilmente il più eclatante, perché il proprietario che ha scelto un affitto calmierato può facilmente vedere il conto quintuplicare: è quello che succede, ad esempio, passando da un'aliquota Ici dello 0,2% a un'aliquota Imu ordinaria dello 0,76 per cento. Ma ci sono anche altre misure, come gli sconti sui laboratori e i capannoni utilizzati direttamente dal proprietario (categorie catastali C/3 e D/1), che a Grosseto pagavano lo 0,6 per cento. Complice l'aumento "nascosto" nei coefficienti, per mantenere inalterato il prelievo su queste imprese, l'aliquota Imu dovrebbe scendere fino allo 0,5 per cento: tecnicamente fattibile, ma di fatto impossibile per gli equilibri di bilancio di moltissimi Comuni.

Altre misure importanti, con l'Ici, erano quelle a sfondo sociale. A Vercelli, per le abitazioni principali ancora soggette al tributo, era stato previsto un incremento della detrazione per le case con un valore catastale fino a 41.316,55 euro (purché il proprietario non ne avesse altre) e per alcuni contribuenti sensibili: pensionati oltre i 65 anni a basso reddito, famiglie con tre o più figli, famiglie con disabili e nuove coppie. Sulla stessa falsariga, anche se più restrittivi, gli sconti dettati da Crotone, che aumentava la detrazione per gli invalidi al 70% (o più) e per gli anziani soli oltre i 70 anni. Benevento, invece, aveva ridotto il prelievo sulle case affittate a famiglie a basso reddito, disabili, disoccupati e lavoratori in mobilità.

Le stesse logiche potrebbero ora essere usate per stabilire a chi concedere una detrazione Imu superiore a quella base di 200 euro. Ma tutto dipenderà dalle condizioni del bilancio locale. In questo scenario, le agevolazioni alle imprese sono probabilmente quelle più a rischio (si veda anche Il Sole 24 Ore di lunedì 28 maggio). Mentre per le case sfitte vale un discorso a parte: in molti Comuni erano già tassate con l'Ici massima allo 0,9%; ora rischiano seriamente di vedersi addossata l'aliquota più alta (1,06%) o, nella migliore delle ipotesi, quella standard (0,76%), ma il rincaro è in parte mitigato dal fatto che l'Imu assorbe l'Irpef sui redditi fondiari degli immobili non affittati.

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