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Google sotto attacco giudiziario in Francia

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indagine fiscale da 1,5 miliardi

Google sotto attacco giudiziario in Francia

Reuters
Reuters

Google sotto attacco giudiziario in Francia. In chiusura di un'indagine fiscale iniziata 5 anni fa, stamane all’alba un centinaio di agenti del fisco francese e della Brgdf (la Guardia di finanza transalpina), accompagnanti da cinque magistrati della procura di Parigi, hanno iniziato una perquisizione nel quartier generale dell’azienda californiana, nel IX arrondissement.
Un anno fa – dopo le perquisizioni del giugno 2011 - la controllata francese di Google aveva già ricevuto una notifica fiscale relativa agli arretrati dovuti a titolo di imposizione sugli esercizi 2011, 2012 e 2013, per una cifra che tra imposte, sanzioni e interessi è salita fin oltre il miliardo e mezzo di euro.
Sotto la lente dell’autorità fiscale e di quella giudiziaria è il sistema di “ottimizzazione fiscale” della multinazionale americana, che basa tutta l’attività europea nel “paradiso” irlandese dove la corporate tax è del 12,5 per cento.

Un procedimento penale/fiscale del tutto analogo a quello francese è in corso anche a Milano, dove la procura ha chiuso a marzo l’indagine preliminare contro cinque manager di Google, accusandoli di aver occultato al fisco italiano 98,2 milioni di imponibile Ires nei bilanci degli esercizi tra il 2009 e il 2013.
Secondo il pm Isidoro Palma il profit shifting avveniva con l’ormai noto schema di triangolazione sull’asse Irlanda-Olanda-Bermuda. Nel quinquennio fiscalmente accertabile Google Ireland ltd avrebbe emesso direttamente fatture nei confronti di clienti italiani (inserzionisti pubblicitari) per l’ammontare di 1,19 miliardi di euro, dissimulando di fatto la presenza della “stabile organizzazione” in Italia. Quelli che la società di Mountain View inquadra come meri “preparatori/ausiliari” dell’attività di vendita, secondo la Gdf sarebbero, invece, veri e propri venditori con «autonomi poteri di negoziazione degli elementi essenziali dei contratti commerciali», sostanziando di fatto, appunto, una stabile organizzazione imprenditoriale italiana.

Google avrebbe poi abbattuto la metà dei proventi “irlandesi” pagando royalties alla holding olandese Google Netherlands Bv - scatola vuota a giudizio del Pm - per 656 milioni, subito dopo riversati alla holding irlandese del gruppo ma residente ai fini fiscali nelle Bermuda. Tutto ciò avrebbe permesso di occultare imponibili “italiani”, sostiene la Procura, partendo dai 13,6 milioni del 2009 fino al picco di 26,5 milioni del 2012, e per complessivi 98,2 milioni nel periodo accertabile.
Google lo scorso anno però intanto ha chiuso il contenzioso con Londra (172 milioni “patteggiati”) e nel frattempo sta trattando il ruling internazionale (definizione concordata dell'imposizione fiscale) con la nostra agenzia delle Entrate.

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