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Dossier | N. 509 articoliCircolazione stradale

Abusi edilizi, truffe e alcol alla guida i reati più salvati dalla prescrizione

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Forse più che i corruttori a doversi preoccupare per la riforma della prescrizione dovrebbero essere gli autori di abusi edilizi. Naturalmente si può con buona ragione sostenere che ogni prescrizione rappresenta una sconfitta per lo Stato, che non è riuscito a trovare il colpevole di un reato. E tuttavia, ragionare un po’ sui numeri, serve anche a sfatare qualche luogo comune. Quello, per esempio, che individua nella criminalità dei “colletti bianchi” quella più abile nello sfruttare i tempi lunghi del processo penale ottenendo l’azzeramento del reato.

La riforma in arrivo a partire dal 1° gennaio 2020, infatti, congela il decorso della prescrizione all’altezza della sentenza di primo grado. E allora, per sapere quali reati non si prescriverebbero più se la norma, fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, fosse in vigore, bisogna concentrarsi sulle prescrizioni che si verificano in appello.

QUANDO LA GIUSTIZIA NON ARRIVA AL TRAGUARDO
Fonte: Ministero della Giustizia

Il primato dei reati di criminalità comune
I più aggiornati dati disponibili, relativi al 2015, fotografano un impatto significativo soprattutto sulla criminalità comune: ai primi tre posti di questa non molto invidiabile classifica infatti si collocano le irregolarità sull’attività urbanistico edilizia (2.433), la ricettazione (2.177) e la guida sotto l’influenza di alcol (1.825). A seguire la truffa, le lesioni personali e i furti. Insomma un discreto campione di delitti “di strada”.

Per trovare il primo reato che vede necessariamente come autore un imprenditore o comunque un datore di lavoro c’è il mancato versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, peraltro oggetto da poco tempo di un ampio intervento di depenalizzazione.

Proviamo, invece, a concentrare l’attenzione su alcuni reati che più facilmente possono vedere tra i protagonisti imprenditori, manager o professionisti, con la sponda determinante dei dipendenti pubblici, quelli contro la pubblica amministrazione. Proprio quelli che sono oggetto del più ampio disegno di legge nel quale è stata collocata la riscrittura della disciplina della prescrizione e che in questi giorni verrà votato dal Senato nella sua versione definitiva (con la soppressione cioè del colpo di spugna sul peculato).

SENZA VERDETTO

L’abuso d’ufficio
I numeri assoluti, quanto a prescrizioni, oltretutto non più circoscritte al solo grado di appello, ma in tutte le fasi di giudizio, sono assai più bassi. In testa infatti c’è il “classico” reato del pubblico amministratore, l’abuso d’ufficio, con 555 prescrizioni nel 2017, a seguire una coppia di illeciti da white collar, l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato con 142, la corruzione nella fattispecie di contrarietà ai doveri di ufficio, con 97. Subito dopo, peculato, malversazione e concussione. In totale i reati contro la pubblica amministrazione che sono andati prescritti, nel corso del 2016, sono stati 1.037 che, confrontati con il totale delle prescrizioni di quell’anno (116.327) vanno a rappresentare neppure l’1 per cento.

Insomma un impatto limitato, che, per una valutazione, deve tenere conto comunque di alcune considerazioni. La prima, naturalmente, è che i numeri assoluti sono importanti ma devono tenere conto del fatto che, come naturale, abusi edilizi, furti, guida dopo assunzione di alcol, sono assai più frequenti dei fenomeni di corruzione. La seconda è che per molti reati societari, con gli interventi degli ultimi anni, le sanzioni sono state via via elevate: uno per tutti, il falso in bilancio nelle società quotate che, dopo la riforma del 2015 è punito fino a 8 anni di carcere. E, se è vero che in carcere per questa tipologia di reati si va di rado, l’impatto sulla prescrizione è però immediato, visto che, tuttora, i termini sono tarati sul massimo di pena che può essere inflitta.

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