Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2014 alle ore 08:18.
L'ultima modifica è del 06 aprile 2015 alle ore 13:45.

My24

Anche un "cinguettio" è sospetto sul Bosforo. La Turchia ha bloccato l'accesso a Twitter nella notte tra giovedì e venerdì, poche ore dopo l'ennesima minaccia del primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan di vietare l'uso del social network che ha pubblicato alcune intercettazioni telefoniche che lo coinvolgono mentre parla con il figlio del più grave scandalo di corruzione della Turchia moderna.

L'autorità delle tlc turca Btk, cui una recente legge sul controllo di internet - definita legge bavaglio dall'opposizione laica del Chp - ha dato poteri straordinari, ha bloccato l'accesso a Twitter. Un fatto senza precedenti: nel Paese ci sono 11,3 milioni di utenti di Twitter secondo una ricerca di eMarketer, per una penetrazione del 31%, la maggiore al mondo rispetto a una popolazione di internauti di 36 milioni.

«Cancelleremo Twitter. Non mi interessa ciò che la comunità internazionale possa dire», ha affermato spavaldo Erdogan davanti a migliaia di sostenitori in un comizio elettorale a dieci giorni delle elezioni comunali del 30 marzo. Per il commissario europeo per le nuove tecnologie, Neelie Kroes, si tratta di censura. «Il blocco di Twitter in Turchia - ha scritto in un tweet - è senza fondamento». Anche l'Osservatore Romano ne ha parlato in prima pagina ricordando come il bando di Twitter sia solo l'ennesima di una serie di misure messe in campo negli ultimi mesi da Erdogan a fronte alle crescenti contestazioni popolari per l'inchiesta sulle tangenti. La società turca si sta pericolosamente polarizzando.

Contro la misura si è schierata sia la Casa Bianca che Berlino e Londra, sostenitrici del «ruolo vitale» dei social media nella democrazia, e da Bruxelles il Commissario per l'allargamento Stefan Fuele si é detto «seriamente preoccupato».
La Turchia è un paese spaccato, con una classe media in fermento. Persino il presidente turco Abdullah Gul, co-fondatore del partito di Erdogan, ha espresso contrarietà proprio con un tweet. «Un divieto completo sulle piattaforme dei social media non può essere accettato», ha postato sul sito di microblogging. Ad abbassare il tono delle polemiche ci ha provato il vice premier Ali Babacan, esponente dell'anima liberale dell'Akp, convinto che sarà solo un blocco temporaneo. Comunque molti degli utenti turchi hanno aggirato il blocco.

Ma il problema è che Erdogan sta cercando di far passare il messaggio che ci sia un complotto internazionale contro Ankara. Aveva già parlato ai tempi della rivolta di Gezi Park a giugno di forze straniere che «manovrano i tassi di interesse» per giustificare il crollo della lira e il rialzo dei tassi sui bond governativi.
In realtà la Turchia necessita di 6 miliardi di dollari al mese dall'estero, in media, per finanziare la sua economia.

Gli ultimi dati sul deficit commerciale hanno spinto gli investitori a ritenere che vi sia un deterioramento delle partite correnti che sono al 7% del Pil con troppa dipedendenza da flussi finanziari stranieri a breve e una scarsità di risparmio domestico. Insomma la Turchia, come suggerisce Kemal Dervis, ex ministro dell'Economia turco, soffre una fase economicamente delicata e vive una crisi «primariamente politica».
Sono questi i problemi reali che, insieme al tapering (riduzione dell'acquisto di titoli da parte della Fed) hanno colpito tutti gli emergenti e hanno indebolito l'economia turca. Anzi l'atteggiamento di sfida al mondo, condotto da Erdogan, spaventa i mercati che temono l'instabilità politica.

Ora le elezioni amministrative del 30 marzo rischiano di diventare un referendum su Erdogan, al potere da 12 anni. Se il voto fosse negativo allora per il premier sarebbe l'inizio di un inesorabile declino.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi