Notizie ItaliaSai riconoscere lo stalking sui social media? Rispondi al quiz
Sai riconoscere lo stalking sui social media? Rispondi al quiz
di Marisa Marraffino | 7 luglio 2014

Si chiama cyberstalking e, a quattro anni dall'entrata in vigore della legge sullo stalking, è la forma più frequente di vessazione psicologica che è arrivata all'attenzione dei tribunali. Mail, chat, profili social vengono analizzati dalle corti per verificare il loro grado di invasività nella vita delle vittime. Tuttavia sul punto è bene fare chiarezza. Nel 2012 la Corte di cassazione con la sentenza n. 24670 ebbe modo di escludere il reato di molestie (quindi a maggior ragione quello di stalking) nel caso di comunicazioni (moleste) inviate tramite Messenger perché il destinatario dei messaggi avrebbe potuto bloccare il mittente indesiderato evitando così il carattere invasivo della comunicazione.
Le stesse considerazioni valgono per Facebook, in cui l'utente può sempre bloccare un mittente sgradito. Non bastano alcuni messaggi molesti sui social network per configurare il reato di stalking (punito con la reclusione fino a 4 anni), ma a questi devono aggiungersi telefonate continue o pedinamenti per configurarsi questo reato. Sia le molestie che lo stalking possono insomma essere commesse su internet ma conta l'atteggiamento della vittima. Questo sembra emergere dalle motivazioni delle sentenze sull'argomento. Lo stesso vale per le molestie tramite mail. Per i giudici la vittima può decidere di non aprire la posta, quindi non sarà configurabile né il reato di molestie né quello di stalking.
Se però il mittente usa degli stratagemmi, sostituendosi ad altre persone, cambiando l'intestazione del mittente o inviando mail all'indirizzo aziendale della vittima lo scenario cambia. L'elemento che fa di un disturbatore uno stalker è la capacità di ingannare la vittima che non può più "decidere" del proprio tempo e della propria libertà di autodeterminazione. Tra le denunce più ricorrenti, oltre a quelle in ambito familiare, si fa strada anche lo stalking condominiale. I giudici hanno visto arrivare di tutto: dal condomino che teneva acceso il televisore di notte solo per disturbare il vicino fino a quello che staccava la corrente per dispetto o chiamava all'alba con l'anonimo per sbarazzarsi del vicino antipatico. La tecnologia in questo caso aiuta la vittima: la videosorveglianza e la tracciabilità delle chiamate rendono lo stalker condominiale facilmente perseguibile.