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Questo articolo è stato pubblicato il 17 agosto 2014 alle ore 08:12.

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Una folla sterminata, un milione di persone, secondo gli organizzatori locali (un po' meno per il Vaticano). Il grande evento del viaggio apostolico di Francesco in Corea del Sud si è svolto ieri mattina nella grande area della Porta di Gwanghwamun, a Seul per la beatificazione di un gruppo di martiri coreani. Una prova del dinamismo della chiesa coreana, in forte crescita e alla quale guarda l'intero est-asiatico, a partire dalla vicina Cina. Una celebrazione che ha fatto da catalizzatore di un programma intenso, che si concluderà domani, quando il Papa tornerà a Roma dopo cinque giorni.
Nel suo viaggio molti gli elementi rimessi in fila da Bergoglio, che non manca mai di ricordare su quali cardini si basi la sua pastorale, anche in queste terre. Infatti Papa Francesco vuole che i religiosi e le religiose siano poveri sul serio, non solo spiritualmente e formalmente. Ed esorta per questo a dire basta «all'ipocrisia di quegli uomini e donne consacrati che professano il voto di povertà e tuttavia vivono da ricchi». Questa incoerenza, infatti, «ferisce le anime dei fedeli e danneggia la Chiesa». «Pensate - ha chiesto a religiosi e religiose coreani - a quanto è pericolosa la tentazione di adottare una mentalità puramente funzionale e mondana, che induce a riporre la nostra speranza soltanto nei mezzi umani e distrugge la testimonianza della povertà che Gesù Cristo ha vissuto e ci ha insegnato». Parole che hanno fatto da cassa di risonanza ad un altro invito: «Non è sufficiente dare da mangiare» a chi non ne ha. L'uomo e la donna «che sono senza lavoro devono sentire nel loro cuore la dignità di portare il pane a casa. Di guadagnarsi il pane. Quest'attività è minacciata di essere tolta per questa cultura del denaro che lascia senza lavoro tante persone». Insomma, torna il messaggio forte della Chiesa povera per i poveri e della centralità dell'uomo, a partire dall'attività economica: parole che hanno risuonato forte dentro una realtà come quella coreana che ha conosciuto uno sviluppo accelerato, non privo di pesanti costi sociali. «Oggi molto spesso sperimentiamo che la nostra fede viene messa alla prova dal mondo e in moltissimi modi ci vien chiesto di scendere a compromessi sulla fede, di diluire le esigenze radicali del Vangelo e conformarci allo spirito del tempo» ha detto Francesco nell'omelia della beatificazione dei 124 martiri coreani. Eppoi un evento ricco del forte simbolismo bergogliano: infatti il Papa si è tolto le scarpe prima di entrare nell'edificio del centro di recupero di Kkottongnae dove vengono assistiti disabili gravi e molto gravi. Nella cultura locale il togliersi le scarpe è segno di rispetto. Una bimba in abito tradizionale gli ha donato una ghirlanda intrecciata che lui si è subito messa al collo. In una piccola cappella papa Francesco ha incontrato diversi malati, alcuni in carrozzella, e ad alcuni di loro ha posato la mano sul capo. «Io penso che la Chiesa sia un ospedale da campo in questo momento. Il popolo di Dio ci chiede di essere consolato. Ci sono tante ferite che hanno bisogno di consolazione? Dobbiamo ascoltare la parola di Isaia: Consolate, consolate il mio popolo!», ha ribadito ai suoi confratelli gesuiti dell'Università Sogang in un incontro a porte chiuse.

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