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Questo articolo è stato pubblicato il 20 settembre 2014 alle ore 12:53.
L'ultima modifica è del 20 settembre 2014 alle ore 12:57.

Nessuna coalizione occidentale contro l'Islam, ma «una risposta globale a una minaccia globale». La ministra degli Esteri Federica Mogherini, nel suo intervento di ieri al Consiglio di sicurezza dell'Onu, ha sottolineato come sia necessario «rendere molto chiara» la natura dell'operazione anti-Isis: «Una partnership globale a sostegno dell'Iraq e di tutti gli iracheni, siano essi musulmani, sunniti, sciiti, yazidi, cristiani o altri, contro le organizzazioni terroristiche».
Strategia comune per fermare i "foreign fighters"
La titolare della Farnesina è stata netta: «Dobbiamo unire le forze, coordinarci e avere un approccio comune». Contro il califfato, ma anche contro i "foreign fighters", i musulmani radicalizzati in Occidente che partono verso Siria e Iraq per unirsi alla jihad, con il rischio che tornino nei loro Paesi d'origine e compiano attentati. Nella lotta all'Isis, dunque, «serve una strategia comune» per fermare i combattenti stranieri, serve uno sforzo comune per fermare la sua «attività finanziaria, e occorre lavorare in sostegno dei Paesi che affrontano un immenso afflusso di profughi, per fare sì che la pressione che stanno
subendo non diventi fattore di instabilità».
Italia pronta a fare di più
Oltre alle sei spedizioni aeree a scopo umanitario, dall'Italia sono già arrivati a Erbil due C-30 carichi di armi e munizioni. E oggi altri atterreranno in Iraq altri due aerei con lo stesso carico, «per un totale questo mese - ha detto Mogherini - di 18 missioni analoghe». La ministra ha escluso un coinvolgimento del nostro Paese nei raid aerei contro i militanti sunniti già avviati da Francia e Usa, ma ha precisato che l'Italia «resta pronta e desiderosa a fare di più soprattutto in addestramento, consulenza, sostegno logistico e rifornimenti». Coordinandosi sempre con Baghdad e le autorità curde negli aiuti, «perché il migliore e il più importante contributo è e sarà il sostegno politico al governo iracheno».
«L'Iran può svolgere un ruolo positivo»
Sin dall'inizio, ha aggiunto Mogherini, «l'Italia ha creduto che l'Iran possa avere un ruolo positivo» nella regione. Parole che fanno eco a quelle pronunciate dal segretario di Stato americano John Kerry. Già la prossima settimana, forse giovedì, il futuro Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue dovrebbe incontrare il ministro iraniano degli Esteri Javad Zarif, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
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