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Questo articolo è stato pubblicato il 02 ottobre 2014 alle ore 09:03.
L'ultima modifica è del 02 ottobre 2014 alle ore 13:36.

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(Epa)(Epa)

Calma nelle strade di Hong Kong, nel quinto giorno dall'inizio delle proteste per la democrazia, contro le ingerenze di Pechino. Il capo dell'esecutivo della città, Leung Chun-ying, ha deciso di far logorare lentamente gli studenti che stanno bloccando le strade principali della città. Una fonte vicina all'amministrazione ha rivelato che Leung è pronto a far proseguire le proteste «per settimane» e farà intervenire le forze dell'ordine solo in caso di violenze o saccheggi.

La polizia sta evitando lo scontro con i dimostranti e si mantiene a distanza dalle decine di migliaia di persone, in gran parte studenti, che affollano il cuore della città in una sfida a Pechino, la più dura dalle proteste di piazza Tienanmen del 1989. Gli studenti dell'ex colonia britannica avevano lanciato ieri un ultimatum al capo dell'esecutivo della città, Leung Chun-ying, esortandolo a dimettersi entro la mezzanotte o a prepararsi a un'escalation con l'occupazione degli uffici governativi.

Tensione che rischia di trasferirsi a Washington dove proprio oggi arriverà il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, per incontrare il capo della diplomazia americana, John Kerry. Il tema delle proteste di Hong Kong non potrà essere ignorato, come anche anticipato martedì dalla portavoce del dipartimento di Stato. Wang Li, preventivamente prima dei colloqui, ha già messo le mani avanti con gli Usa e ha fatto sapere che «non tollererà atti illegali» e che «la questione Hong Kong fa parte delle questioni interne cinesi».

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