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Questo articolo è stato pubblicato il 03 ottobre 2014 alle ore 11:29.
L'ultima modifica è del 03 ottobre 2014 alle ore 18:23.

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Matteo Renzi (LaPresse)Matteo Renzi (LaPresse)

«Questo è un momento molto pericoloso, dobbiamo cambiare l'Europa». In un’intervista alla Cnn registrata ieri a Londra, Matteo Renzi è tornato a ribadire la posizione espressa durante la sua visita nella capitale inglese e il faccia a faccia con David Cameron. Mentre in un’altra intervista al Financial Times, a proposito di Jobs Act ha detto che «per la prima volta il Pd ha votato per dare agli imprenditori la possibilità di licenziare i lavoratori senza un giudice e con questa decisione l'Italia diventa esattamente come gli altri Paesi. La questione è ora come scriveremo le regole».

Il problema è la direzione dell’Ue
Con David Cameron, ha spiegato Renzi, «sono d'accordo che dobbiamo cambiare l'Europa perché è corretto, perché è giusto, prima del referendum del 2017 nel Regno Unito. dobbiamo farlo non solo perché c'è un referendum ma anche perché è assolutamente corretto affermare che il problema è la direzione» dell’Ue. È importante che la Gran Bretagna resti nell’Unione, «ma è assolutamente importante che l'Ue stia nei cuori dei suoi cittadini». Il nemico, anche a Bruxelles, è la burocrazia: «Credo che sia importante ridurre il potere della burocrazia in Europa. Credo sia assolutamente importante ridurre il livello del potere dei tecnocrati a Bruxelles».

Il 3%? Parametro del passato
Alla Cnn Renzi ha ribadito il rispetto per le scelte di Hollande, ma anche la differenza tra Italia e Francia. «Sono assolutamente convinto che il 3% sia un parametro del passato - ha affermato il premier - ma il problema è che l'Italia ha perso credibilità perché non ha rispettato quel parametro nel passato. Quindi la nostra posizione è chiara: noi rispettiamo il 3%, ma diciamo che ovviamente se il presidente della Francia decide di non rispettarlo, nessuno può dire che non è corretto». Un concetto ribadito in un0intervista al Financial Times («preferisco rispettare il 3% (nel rapporto deficit/pil ndr.) per dare un messaggio di stabilità e credibilità»), Nessuno, e qui il premier ha di nuovo alluso poi alla Germania, «può credere che l'Europa sia una scuola in cui c'è un maestro e gli altri sono studenti. L'Europa è una comunità di destini e di valori. Io preferisco la Francia di Hollande e di Valls al 4,4% a quella di Marine Le Pen».

L’ambasciatore Usa: «È bravo, mi ricorda Reagan»
Un endorsement al presidente del Consiglio è arrivato stamane dall’ambasciatore Usa John R. Phillips, dalle pagine di Repubblica. «È un momento interessante per l'Italia: c'è un presidente del Consiglio che spinge a fondo per le riforme. Tutti ne dibattevano da anni, ma nessuno è riuscito a realizzarle. Ora il vero problema è se questo sistema politico saprà recepire le trasformazioni o se invece è troppo rigido, troppo diviso tra gruppi di interesse». Poi il paragone con Ronald Reagan: «Per certi versi è com'era Ronald Reagan negli Usa. Reagan parlava in modo comprensibile. Seppe rispondere veramente a ciò che la gente chiedeva».

Renzi nel pomeriggio a Ferrara
Nel pomeriggio il premier si è recato a Ferrara alla scuola Aquilone di via Mambro ricostruita dopo il sisma del 2012. A ricevere il premier, tra gli altri, il ministro della Cultura, Dario Franceschini, e il candidato democratico alla presidenza della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. «Oggi a Ferrara per la festa di Internazionale. Prima visito uno degli oltre 7 mila cantieri scolastici del 2014», ha scritto il premier in un tweet.

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