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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2014 alle ore 18:58.
L'ultima modifica è del 08 ottobre 2014 alle ore 09:33.

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Jens Weidmann (Afp)Jens Weidmann (Afp)

Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, torna alla carica con un’intervista al Wall Street Journal e critica una volta di più la decisione della Banca centrale europea di comprare titoli del settore privato (le asset backed securities o Abs) confermando (e anche questa non è certo una novità) di essere contrario anche all'acquisto di titoli di stato.

Il banchiere centrale tedesco insiste quindi nel contrastare vigorosamente le misure di stimolo volute da Mario Draghi e avvisa: la politica monetaria della Bce rischia di «diventare ostaggio» della politica. Quella politica che Draghi ha più volte esortato ad agire, in fretta, sulla strada delle riforme strutturali, consapevole che il grosso guaio in cui è finita l’Eurozona non può certo essere risolto solo a Francoforte.

Secondo Weidmann, che è uno dei 24 membri del Consiglio direttivo della Bce e non di rado sulle scelte cruciali è stato tra i pochi quando non il solo a osteggiare apertamente la lnea del presidente italiano dell’Eurotower, «il concetto di una banca centrale indipendente, chiaramente focalizzata sulla stabilità dei prezzi, non è né superato né fuori moda».

Si tratta di «non cadere nella trappola del “questa volta è differente”», ha spiegato Weidmann citando il titolo di un libro degli economisti Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart che sosteneva la sostanziale riproposizione, in epoche diverse, delle ragioni che conducono alle crisi finanziarie. Secondo i due studiosi, che con la loro ricerca hanno provocato anche aspre polemiche (ad esempio con il Nobel Paul Krugman), livelli di debito pubblico superiori al 90% del Pil impediscono in modo significativo la crescita economica. È chiaramente il caso dell’Italia, non ancora, per esempio (ma non per molto, di questo passo) della Francia.

Weidmann spiega che nell'acquisto di Abs «c'è il rischio che pagheremo più del dovuto per questi asset. Ciò rappresenterebbe un trasferimento del rischio dalle banche e altri investitori alla banca centrale e, alla fine, ai contribuenti». Quanto ai titoli di stato, Weidmann spiega che il loro l'acquisto da parte della Bce sul mercato secondario «non è in quanto tale proibito». Tuttavia il mandato dell'istituto «è molto più limitato di quello di altre banche centrali», come accade negli Stati Uniti con la Federal Reserve, in Giappone e nel Regno Unito.

Per il governatore della Bundesbank «finanziamenti monetari sono proibiti per buone ragioni e tale proibizione non dovrebbe essere aggirata attraverso acquisti sul mercato secondario», soprattutto se ad essere comprati sono i bond sovrani più rischiosi. Ma il problema, secondo Weidmann, non verrebbe meno anche se ad essere comprati fossero i bund tedeschi insieme ai bond italiani e spagnoli.

Infine, non pago, il banchiere centrale tedesco rispedisce meticolosamente al mittente gli inviti, arrivati dal Fondo monetario internazionale e dall'interno della stessa Bce, ad incrementare gli investimenti in Germania. A dispetto dei dati più recenti poco incoraggianti sullo stato di salute della prima economia europea.

«L'outlook e la situazione ciclica non richiedono stimoli fiscali. Inoltre il debito tedesco è alto e il Paese sta facendo i conti con un enorme freno demografico che peserà su crescita e finanze pubbliche», ha spiegato nell'intervista al Wall Street Journal concludendo: «Spendere a debito in Germania probabilmente non aiuterebbe a portare i benefici desiderati. Probabilmente la Cina ne beneficerebbe più della Grecia».

Tra l’altro non viene risparmiata neppure la Francia, che proprio oggi, per voce del primo ministro Manuel Valls, ha ribadito la volontà di allontanarsi dal cammino virtuoso del rispetto del limite del 3% al deficit pur di operare una manovra anti-austerity orientata al rilancio dell’economia, alle prese con una crescita vicina allo zero. Weidmann dice che sosterrebbe l’eventuale bocciatura in sede Ue del bilancio di Parigi. «La Francia, seconda economia europea, dev’essere un modello». (Al.An.)

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