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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2014 alle ore 15:15.
L'ultima modifica è del 02 novembre 2014 alle ore 16:40.

Nessuna paura di una scissione a sinistra, che comunque ritiene improbabibile («se ci si arrivasse la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: ma che state facendo?»). Barra dritta sul Jobs act, che alla Camera «non cambierà rispetto al Senato». Avanti con il «cambiamento» perché «è nel dna della sinistra». E la sinistra che non si trasforma «si chiama destra». Questi alcuni dei passaggi più significativi dell'intervista di Matteo Renzi contenuta nell'ultimo libro di Bruno Vespa “Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla prima repubblica sempre sul carro del vincitore”, anticipata oggi.
Renzi, scissione? Nostra gente non capirebbe
I rapporti tesi tra renziani e sinistra nel Pd fanno rimbalzare con sempre maggiore insistenza l'ipotesi di una scissione. Un'ipotesi che però Renzi esclude, pur non temendola. «Se si arrivasse a una scissione, ma non ci si arriverà - dice il premier - la nostra gente sarebbe la prima a chiedere: che state facendo?». Vero è che se qualcuno ha intenzione di prendere un altra strada, Renzi non proverà a fermarlo. «Se qualcuno dei nostri vuole andare con la sinistra radicale che ha attraversato gli ultimi vent'anni, in nome della purezza delle origini - dichiara il presidente del Consiglio - faccia pure: non mi interessa. È un progetto identitario fine a se stesso e certo non destinato a cambiare l'Italia. Lo rispetto, ma non mi toglie il sonno». E aggiunge: «Il sonno me lo tolgono le crisi industriali, i disoccupati, la mancanza di peso nella lotta alla burocrazia, certo non Vendola o Landini».
Jobs act non cambia, minoranza Pd non mini governo
Nessuna apertura perciò alla minoranza Pd sul Jobs act. «La delega sul lavoro alla Camera non cambierà rispetto al Senato» scandisce Renzi. E se alcuni dei parlamentari Pd non voteranno la fiducia? «Se lo fanno per ragioni identitarie, facciano pure. Se mettono in pericolo la stabilità del governo o lo fanno cadere, le cose naturalmente cambiano», avvisa il presidente del Consiglio.
Rispetto per piazza Cgil, ma io sono per cambiamento
Renzi ribadisce rispetto per la piazza della Cgil a San Giovanni contro il Jobs act, ma ribadisce di non avere nessuna intenzione di cambiare linea politica. «Ho grandissimo rispetto per la piazza della Cgil e per i parlamentari che hanno partecipato a quella manifestazione - spiega il premier - ma io sono per il cambiamento che è nel dna della sinistra. E a casa mia la sinistra che non si trasforma si chiama destra». Quanto al rischio di perdere una parte dell’elettorato Pd che era a piazza San Giovanni, Renzi non mostra preoccupazioni particolari: «È più facile perdere qualche parlamentare che qualche voto», spiega. E aggiunge: «La modifica dell'articolo 18 preoccupa più qualche dirigente e qualche parlamentare che la nostra base». Mentre parlando del rapporto con il leader della Cgil Susanna Camusso, chiosa: «Non è una questione di feeling personale, ci mancherebbe. È un'idea del paese (che ci divide, ndr), della sua modernizzazione, del ruolo di governo, non un fatto umano o interpersonale».
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