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Questo articolo è stato pubblicato il 26 ottobre 2014 alle ore 14:15.
L'ultima modifica è del 27 ottobre 2014 alle ore 11:31.

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Il lavoro che cambia, le nuove sfide della sinistra e i conservatori del Pd, la legge di Stabilità. Sono i temi al centro del discorso con cui il premier Matteo Renzi ha chiuso oggi a Firenze l’incontro della Leopolda. «Sbloccare l'incantesimo sul lavoro è la grande battaglia culturale degli ultimi 30 anni dentro la sinistra», ha detto Renzi in risposta alla manifestazione della Cgil contro il Jobs act di ieri: « Noi pensiamo che si possa combattere il precariato cambiando le regole gioco».

Per sinistra sfida è occuparsi di chi il lavoro lo ha perso
Sì dunque alla riforma del mercato del lavoro, perchè «di fronte a un mondo che cambia con questa velocità, noi dobbiamo fare in modo che ci sia il contratto a tempo indeterminato, ma il posto fisso non c'è più. Perchè e cambiato il mondo attorno a noi». La nuova sfida della sinistra, ha concluso, è «prendersi carico di chi il lavoro lo ha perso» e creare le condizioni «perchè lo Stato offra occasioni di lavoro e formazione a chi perde il lavoro».

Maternità diritto per tutti, questa è la sinistra che vogliamo
Per Renzi, «le forme di tutele devo essere estese a tutti, anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, agli artigiani». Poi, letteralmente gridando: «La maternità è un diritto per tutti non solo per chi è garantito, questo è il Jobs Act, ditelo ai vostri amici che sono andati in piazza, questa è la sinistra che vogliamo».

Articolo 18 norma degli anni settanta che la sinistra non votò
Il messaggio è chiaro: riformare lo Statuto dei lavoratori passando attraverso lo strumento della delega contenuta nel Jobs act è un passo necessario per modernizzare l’Italia. Tanto più che l’articolo 18 «è chiamare un giudice dentro l'azienda a sindacare i motivi per cui si licenzia: dai da lavorare a giudici e avvocati ma non a chi perde il lavoro. Aggrapparsi a una norma degli anni settanta, che la sinistra non votò, è come prendere un i-phone e chiedere dove lo metto il gettone?».

Scissione in vista nel Pd? «Non ho paura»
Un fronte caldo su cui ha battuto più volte l’oratoria renziana sono le critiche arrivate alla Leopolda dai molti dirigenti della minoranza Pd, e in particolare di Rosy Bindi, particolarmente polemica nel rilevare la distanza tra i partecipanti alla manifestazione renziana e i dem in corteo a Roma con la Cgil. «Se uno si imbarazza perchè se dopo 25 anni che è in Parlamento trova un altro che riesce a portare la gente a fare politica allora gli abbiamo fatto un favore», ha osservato Renzi, «non consentiremo a quella parte dirigente che ieri ha parlato di imbarazzi di riprendersi il Pd». Renzi si è mostrato sicuro di sè anche riferendosi all’ipotesi di una scissione a sinistra nel Pd: «Se le manifestazioni che abbiamo visto in questi giorni sono politiche, io le rispetto e non ho paura che si crei a sinistra qualcosa di diverso. Sarà bello capire se è più di sinistra restare aggrappati alla nostalgia o se è più di sinistra prevedere il futuro, innovare, cambiare. Staremo e vedere, decideranno i cittadini».

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