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Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2014 alle ore 15:29.
L'ultima modifica è del 12 novembre 2014 alle ore 20:33.

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La Bce si è impegnata a «continuare l'espansione del suo bilancio fino a riportarlo ai livelli del 2012 e a ulteriori misure se tutto ciò che è stato deciso non sarà sufficiente». Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, aprendo il suo intervento a un convegno all’università Roma 3 su Federico Caffè. «Sono qui per spiegarvi l'azione che la Bce ha intrapreso per rispondere alla crisi in cui l'area euro, e specialmente l'Italia, si trovano» ha aggiunto. Poi ha proseguito: lo stimolo monetario attuale, oltre a quello fiscale attraverso meno tasse e più investimenti pubblici, «non bastano senza riforme strutturali», a partire da una «maggiore concorrenza».

Il debutto del piano di espansione del bilancio Bce è stato in sordina. Gli ultimi dati dell’Eurotower mostrano anzi una lieve flessione degli attivi, segno di quanto sia lunga la strada per riportarli a quota 3mila miliardi dagli attuali 2mila.

I limiti della politica monetaria
«La politica monetaria ha fatto e continuerà a fare la sua parte ma da sola non basta», ha precisato Draghi. Per risollevare l'economia servono anche riforme strutturali. «Dal lato della domanda, si pensi soltanto al fatto che gli investimenti privati nell'area dell'euro dal 2007 sono calati del 15% e quelli pubblici del 12%».
«Non dimentichiamo che in alcuni dei Paesi dell'area euro la disoccupazione era già molto alta ben prima della crisi. Allo stesso tempo c'è ampia evidenza che una quota significativa dell'attuale disoccupazione è anche strutturale. Una politica monetaria espansiva, una politica fiscale, che, nel rispetto delle regoli esistenti, veda maggiori investimenti e minori tasse, non sono sufficienti a generare una ripresa della crescita forte e sostenibile - ha avvertito Draghi - senza le necessarie riforme strutturali dei mercati dei prodotti e del lavoro».

Disoccupazione inaccettabile
Draghi è intervenuto anche sul tema del lavoro. «L'attuale, inaccettabile livello della disoccupazione - il 23% dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni non ha un lavoro - è contro ogni nozione di equità, è la più grande forma di spreco di risorse, è causa di deterioramento del capitale umano, incide sulle potenzialità delle economie diminuendone la crescita per gli anni a venire». E qui ha elencato raccomandazioni su «maggiore concorrenza, completamento del mercato unico europeo, misure che permettano ai lavoratori disoccupati di trovare rapidamente un nuovo posto di lavoro diminuendo la durata della disoccupazione, misure che permettano di innalzare il livello di specializzazione e di adattarne le caratteristiche alla domanda sono da tempo nell'agenda della politica economica di molti paesi dell'euro: la riflessione faccia ora posto all'attuazione. È chiaro - ha concluso Draghi - che entrambe le politiche, quella della domanda e quella dell'offerta, sono necessarie».

Il ricordo di Federico Caffè
«Un grande economista capace di indignarsi, un grandissimo professore e una straordinaria figura umana». Con queste parole Draghi, allievo di Federico Caffé negli anni '70, ha ricordato l'economista scomparso a Roma nel 1987.
«Ho molte ragioni per essere grato di questo invito - ha detto Draghi - la prima è che qui vedo persone che mi hanno accompagnato nel corso della vita, è come tornare alla famiglia di origine che rimane parte di sé stessi. Poi perché vengo qui a commemorare un grande economista, un grandissimo professore una straordinaria figura umana. Lo dico con enorme affetto - ha aggiunto Draghi - ricordo nitidamente come abbia saputo vedere dentro di me, saputo indirizzarmi come avrebbe potuto fare un padre e mi abbia dato fiducia che alla vostra età si cerca disperatamente. Ricordo la scommessa che Caffe' ha fatto su di me e noi alunni», ha continuato.

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