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Questo articolo è stato pubblicato il 13 novembre 2014 alle ore 11:37.

Con l'ottavo incontro in undici mesi tra Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si è chiuso ieri il cerchio attorno alla riforma elettorale su cui tanto punta il premier per ridare credibilità al sistema politico italiano. A dispetto del comunicato finale che lascia aperti due punti rilevantissimi come il premio di maggioranza alla lista (che Fi vorrebbe mantenere alla coalizione) e la soglia di sbarramento al 3% (che Fi vorrebbe alzare almeno al 5% in funzione anti-piccoli), il patto del Nazareno è vivo e vegeto e anzi arriva ad abbracciare l'orizzonte riformatore della legislatura.
«L'impianto di questo accordo è oggi più solido che mai – è scritto nel comunicato congiunto diffuso al termine di un confronto di un'ora e mezza – rafforzato dalla comune volontà di alzare al 40% la soglia dell'Italicum, e dall'introduzione delle preferenze dopo il capolista bloccato nei 100 collegi. Le differenze registrate sulla soglia minima di ingresso e sull'attribuzione del premio di maggioranza alla lista, anziché alla coalizione, non impediscono di considerare positivo il lavoro fin qui svolto e di concludere i lavori in Aula al Senato dell'Italicum entro il mese di dicembre e della riforma costituzionale entro gennaio 2015». Tradotto: Berlusconi si è impegnato a garantire il voto finale dei suoi parlamentari e il rispetto dei tempi, mentre sul premio alla lista e sulla soglia di sbarramento al 3% voluta dagli alfaniani Forza Italia si riserva di non votare in segno di non accordo.
Insomma il patto del Nazareno tiene nel suo complesso, e sui due punti non condivisi con Berlusconi si procederà concordemente a maggioranza. «Noi rispettiamo la perplessità di Forza Italia, se poi in sede di voto non su tutto saremo d'accordo, andremo comunque avanti consapevoli che questo modello consente la rappresentanza e la governabilità: io sono orgoglioso del modello italico», dice lo stesso Renzi parlando in serata alla direzione del Pd. Una soluzione originale, nell'aria da qualche giorno, che vede il supporto degli azzurri "a macchia di leopardo" senza il venir meno di quell'accordo generale che comprende anche la riforma del Senato e del Titolo V già votata ad ampia maggioranza a Palazzo Madama e ora all'esame della Camera. Anche a questo serviva l'insolito vertice di maggioranza convocato da Renzi a Palazzo Chigi lunedì sera: a ricompattare tutti i centristi (Ndc, ma anche gli altri centristi) attorno alla soglia di "sopravvivenza" del 3%. Non a caso tra i primi a gioire al termine dell'incontro tra Renzi e Berlusconi sono stati ieri sera Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello: «Bene, molto bene, ottimo l'incontro tra Renzi e Berlusconi. Tiene il patto del Nazareno, tiene ancor più il patto di maggioranza». C'è da credere che i voti in Parlamento, almeno da parte dei centristi, non mancheranno anche senza l'apporto esplicito di Forza Italia. Il distinguo serve a Berlusconi per tenere i suoi, in forte fibrillazione, e in qualche modo serve anche a Renzi nel confronto con la minoranza interna del Pd che resta sul piede di guerra sulla questione delle preferenze («siamo contrari ai 100 capilista bloccati – annuncia il bersaniano Alfredo D'Attorre al termine di una riunione della minoranza a Montecitorio che ha preceduto la direzione serale del partito –. Bisogna lasciare, come ha stabilito la Consulta, ai cittadini la libertà di scegliere i parlamentari»). Non a caso la direzione di ieri si è conclusa senza un voto esplicito.
Il rispetto dei tempi stabiliti sull'Italicum (entro fine anno il sì del Senato ed entro febbraio il via libera definitivo della Camera) è forse il punto a cui il premier teneva di più, anche per onorare l'impegno assunto con il capo dello Stato all'atto della sua rielezione. E non è un mistero che Renzi è convinto che ci siano ancora margini, se i partiti dimostreranno responsabilità mandando avanti legge elettorale e riforme istituzionali, perché Giorgio Napolitano resti un po' più a lungo di quanto si pensa, magari fino a maggio 2015. Ad ogni modo la successione a Napolitano, quando sarà, è stata il vero convitato di pietra dell'incontro tra Renzi e Berlusconi: una sorta di gentlemen agreement per un'elezione condivisa. «Questa legislatura, che dovrà proseguire fino alla scadenza naturale del 2018, costituisce una grande opportunità per modernizzare l'Italia – scrivono nel comunicato congiunto premier ed ex premier –. Anche su fronti opposti, maggioranza e opposizioni potranno lavorare insieme nell'interesse del Paese e nel rispetto condiviso di tutte le Istituzioni».
È quest'ultima riga la polizza vita chiesta da Berlusconi, tale da oscurare anche gli interessi di parte del suo partito.
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