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Lega-M5S, ribaltone elettorale nell’Italia sovranista

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L’ANALISI DEL VOTO

Lega-M5S, ribaltone elettorale nell’Italia sovranista

L’Italia è un mondo a parte. In Europa non è cambiato niente o quasi. Popolari, socialisti e liberali hanno riconquistato una solida maggioranza nel Parlamento Europeo con 435 seggi su 751. I sovranisti sono cresciuti ma poco. In Italia invece è cambiato tutto. La vittoria della Lega di Salvini non è una sorpresa, ma un partito che passa nel giro di un anno da 5.705.925 voti (il 17,3 %) a 9.153.634 (il 34,3 %) in un contesto di affluenza molto più bassa è un fenomeno raro. La Lega è raddoppiata e il M5s si è dimezzato. Resta comunque il fatto politicamente rilevante che insieme Lega e M5s superano ancora la maggioranza assoluta dei voti. L’Italia resta l’unico paese dell’Europa Occidentale dove questo accade. Per trovare un altro governo sovranista bisogna andare a Est.

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Il successo di Salvini è netto. La sua strategia di competere con un unico simbolo, quello della Lega, ma con due partiti diversi, Lega Nord al Nord e Lega per Salvini premier al Sud continua a funzionare. Non è ancora la Lega nazionale ma la direzione di marcia è quella. E comunque finchè funziona perché cambiare? Con la Lega Nord Salvini è riuscito a superare il 40% dei voti in Veneto e Lombardia, a vincere le elezioni regionali in Piemonte. È diventato il primo partito in Emilia e Romagna. Con la Lega Sud ha quasi quadruplicato la sua percentuale nelle regioni meridionali passando dal 6,2% delle politiche al 23,5 delle europee. Salvini è stato abile. I temi dell’immigrazione e della sicurezza, che continuano a essere sottovalutati dai suoi rivali, gli danno un enorme vantaggio competitivo. Ma ha avuto dalla sua anche una buona dose di fortuna. La coincidenza tra voto europeo e voto amministrativo lo ha nettamente favorito a scapito del M5s. Insieme alle europee si è votato nel 60% dei comuni del Nord e solo nel 25 % dei comuni del Sud. Le elezioni comunali mobilitano più di quelle europee e questo ha certamente favorito la Lega.

Per il M5s si tratta di una grave sconfitta che non si può spiegare solo con il fatto che sono relativamente pochi i comuni in cui si è votato al Sud, la sua roccaforte. C’è dell’altro. Siamo abituati a vedere i suoi alti e bassi, ma queste elezioni sembrano rivelare una frattura profonda con una parte significativa del suo elettorato. E sollevano seri dubbi sul suo futuro. Nel 2018 aveva preso 10.748.372 (il 32,7%) voti, adesso sono 4.552.527 (il 17,1 %). Nelle regioni del Nord è sceso al 10 per cento. In quelle meridionali è passato dal 43,4% delle politiche al 29. A distanza di un anno si ritrova al governo con un alleato che ha ribaltato completamente il rapporto di forza all’interno della coalizione. Una posizione scomoda. E in questa posizione dovrà decidere che fare quando si discuterà di Tav, di autonomia e soprattutto della prossima legge di bilancio e dei rapporti con l’Unione.

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Per il Pd queste elezioni erano un passaggio delicato che è stato superato bene. Anche il Pd si è avvantaggiato della coincidenza tra europee e amministrative in tanti comuni della ex zona rossa, ma questo non è l'unico fattore che ne spiega la ripresa. Zingaretti è riuscito a ridare una fisionomia e una unità al partito. Ma non devono ingannare le percentuali. Il Pd di Renzi nel 2018 ha preso 6.153.081 voti, quello di Zingaretti 6.050.351. La strada per recuperare consensi è ancora lunga. Soprattutto è molto complicata la strada per tornare al governo. Deve trovare alleati e questa decisione cruciale è ancora in alto mare.

I FLUSSI ELETTORALI ELABORATI DA SWG

Su Forza Italia c’è poco da dire. Continua l’erosione di quello che una volta era il maggior partito del centro-destra. Rispetto al 2018 è passata dal 13,9 all’8,8 per cento. Si vedrà se questo risultato accelererà il cambiamento di leadership. Adesso la sua posizione di seconda forza del centro-destra è addirittura insidiata da Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni è arrivato al 6,5% rispetto al 4,4 del 2018. Come quello di Salvini è riuscito a conquistare nuovi elettori passando da 1.440.102 di allora a 1.723,232 di oggi.

Cosa succederà ora a livello di governo ? È la domanda del giorno ma al momento è impossibile rispondere. I numeri ci dicono che una coalizione di centro-destra formata da Lega, Forza Italia e Fdi conquisterebbe certamente la maggioranza assoluta dei seggi in caso di elezioni anticipate. La vera novità è che la coalizione di destra con Lega e Fdi, e senza Fi, è arrivata al 40%. Non basta per vincere, ma è una delle condizioni necessarie. L’altra è la percentuale di seggi uninominali da conquistare nelle regioni del Sud a spese del M5s. Alla luce del risultato di oggi anche questa condizione si potrebbe realizzare, visto il declino del M5s in questa zona. È probabile che il futuro del governo dipenda anche da questi calcoli, oltre che dalle reazioni del Movimento e dall'esito del prossimo scontro con l'Unione e con i mercati.

È bene tener presente che proiettare il risultato delle europee sulle politiche è sempre rischioso. Ma non c'è dubbio che queste elezioni rappresentino un passaggio importante nella ristrutturazione del nostro sistema partitico.

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