
La rete dei Lab Village: un nuovo modello di collaborazione tra università e imprese
Spazi fisici e virtuali in cui università e imprese collaborano stabilmente su ricerca e innovazione: sono i Lab Village, sviluppati nel corso del progetto iNEST e messi in rete da una nuova piattaforma informatica.
I Lab Village rappresentano uno degli elementi più innovativi emersi dal progetto iNEST e incarnano una nuova visione della collaborazione tra università, centri di ricerca e mondo produttivo. Come spiega il rettore dell’Università di Udine, Angelo Montanari, l’idea nasce dalla volontà di superare il modello tradizionale della consulenza episodica, per costruire invece relazioni strutturate e di medio-lungo periodo tra ricerca e impresa.
«Accanto alle cosiddette attività verticali, una per ognuno dei nove Spoke, abbiamo inserito le cosiddette attività trasversali, cioè non legate specificamente a uno dei temi trattati dagli Spoke, ma di comune interesse: una era dedicata a spin-off e start up, una sul public engagement, un’altra sulla formazione continua e il lifelong learning, e la quarta era quella dedicata ai Lab Village» spiega il rettore Montanari.
«Lab Village è un'idea nata nel nostro Ateneo, ma che in qualche modo era già presente anche in altre realtà, penso al NOI Techpark di Bolzano, alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, ma non solo – prosegue il rettore dell’Università di Udine –. Il cuore dell’idea è di costituire un insieme di laboratori in cui fianco a fianco, se possibile anche fisicamente, ricercatori dell'università o dei centri di ricerca, dottorandi, assegnisti, docenti e personale delle aziende che si occupa di ricerca e sviluppo possano lavorare insieme sui temi verticali trattati dagli Spoke. Quindi l'idea dei Lab Village è di andare un po' oltre il modello della consulenza, che si limita a risolvere un problema puntuale, e di guardare le cose in una prospettiva di medio-lungo termine. Questa prospettiva diversa sulla collaborazione tra università e impresa crea anche un ambiente professionale molto attraente, e può costituire un forte richiamo al radicamento territoriale dei nostri migliori laureati e dottori di ricerca».
Si è partiti da un censimento. «Abbiamo innanzitutto fatto una ricognizione di realtà già esistenti nei diversi atenei che fossero riconducibili all’idea del Lab Village, scoprendo che i modelli possono essere molto differenziati: ci sono luoghi fisici e virtuali, esempi centralizzati in un singolo ateneo oppure distribuiti. Poi abbiamo messo in atto delle sperimentazioni, applicando questa modalità di collaborazione ai singoli Spoke. Il prodotto finale principale di questa attività è la costituzione di una rete che metta insieme tutte le esperienze di Lab Village presenti nei diversi Atenei che si sono sviluppate nel corso del progetto».
A supporto della rete dei Lab Village è stata sviluppata una nuova piattaforma digitale, che disporrà di una grande base di dati contenente le informazioni sulle 800 aziende con cui siamo entrati in contatto a vario titolo nel corso del progetto iNEST, oltre che sui gruppi di ricerca che sono stati coinvolti nei diversi Spoke. «Metteremo a disposizione di tutti i partecipanti alla rete tutte queste informazioni – spiega Montanari –, ma anche alcuni strumenti avanzati per la visualizzazione dei Village, per esempio attraverso la realtà aumentata, e di intelligenza artificiale generativa, per facilitare le aziende nel cercare progetti e tematiche affini ai loro interessi e, viceversa, per consentire ai gruppi di ricerca di comprendere quali sono le problematiche che le aziende si trovano ad affrontare e in che misura le loro ricerche possono essere effettivamente di utilità per loro».
La rete dei Lab Village ha le potenzialità per diventare un punto di riferimento non solo per il Nordest, ma anche a livello nazionale e internazionale, contribuendo al radicamento territoriale dei giovani talenti e rafforzando l’attrattività del sistema universitario e produttivo.
