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La tecnologia al servizio dell’assistenza domiciliare: il progetto DigitHome lancia la domotica accessibile

Sviluppata dalla società Edalab con una serie di partner, la sperimentazione ha visto l’utilizzo di sensori dal costo contenuto, facili da installare e supportati da una piattaforma IoT, per aiutare le persone fragili anche da remoto.

Secondo l’ISTAT, in Italia nel 2043 ci sarà un aumento del 33%, rispetto ad oggi, del numero di persone di età superiore ai 65 anni. A questo seguirà una crescita certa del numero di persone bisognose di assistenza, in particolare anziani, mentre al contempo diminuiranno gli assistenti, caregiver o familiari, disponibili a stare loro accanto. Nasce da questi numeri l’idea di sviluppare sistemi di domotica in grado di monitorare da remoto lo stato di salute delle persone fragili, consentendo così di distribuire in modo più efficiente le scarse risorse disponibili: l’idea è stata sviluppata dal progetto DigitHome, realizzato grazie ai fondi dell’Unione Europea erogati tramite un bando a cascata promosso dall'ecosistema dell'innovazione iNEST, nell’ambito delle attività dello Spoke 5 - Smart and sustainable environments (manufacturing, working, living) guidato dall’Università di Padova.
Il progetto vede come capofila Edalab, società di sviluppo tecnologico veronese, specializzata nello sviluppo di piattaforme IoT (internet delle cose) e nata nel 2007 come spin-off dell’Università di Verona. Ad affiancarla ci sono i partner di progetto BFT Spa, I.R.S. Srl, Kazan Srl, L’incontro Cooperativa Sociale, Malvestio Spa e Rawfish Srl.

«DigitHome si inserisce in una visione più ampia, legata all’utilizzo della tecnologia al servizio delle persone più fragili – spiega Walter Vendraminetto, rappresentante legale di Edalab –, cercando di intercettare un bisogno del territorio di sopperire a delle mancanze di sistema per quanto riguarda l’assistenza. Volevamo rispondere ad alcune esigenze specifiche: semplificare il lavoro degli operatori attraverso la tecnologia, ridurre i costi dell’assistenza alle persone fragili e migliorare il loro stato di benessere in modo indiretto, utilizzando meglio le risorse scarse disponibili per la loro gestione e cura».
È stato allestito un appartamento utilizzato come area di testo: alcuni partner hanno portato tecnologie di sensing, ovvero dei sensori, altri le tecnologie per la raccolta di dati, altri ancora hanno lavorato alle interfacce utente. La cooperativa sociale partner ha testato la proposta, verificandone le criticità “sul campo”. Una serie di soluzioni accomunate da un obiettivo, quello di dotare il personale addetto all’assistenza di un “occhio da remoto” sull’appartamento e sui suoi abitanti, tenendo in considerazione vari fattori, tra cui la privacy delle persone e l’economicità e replicabilità delle soluzioni.

«Ci sono stati diversi output del progetto – dettaglia Vendraminetto –. Abbiamo sperimentato sensori di nuova generazione, per esempio per il rilevamento delle cadute senza telecamere, che generano un problema di privacy non banale. Al loro posto abbiamo testato sensori radar di nuova generazione. Ci siamo serviti poi di sensori a basso consumo, per esempio sensori di presenza, di qualità dell’aria e allarmistica: si tratta di apparecchiature facilmente installabili, alimentate a batteria».
In pratica, sono stati allestiti dei kit domotici a basso costo sia di acquisizione che di installazione, che permettono di ipotizzare la produzione di prodotti in serie, adatti alle disponibilità economiche di un target di mercato diverso da quello tipico della domotica, che solitamente ha costi medio-alti. Nell’ottica dell’economicità del sistema è stata impiegata anche l’intelligenza artificiale, utilizzata per scovare possibili “falsi positivi” nel sistema.
«Aggregando i dati provenienti da più sensori e analizzandoli tramite l’AI, abbiamo sperimentato come si possa aumentare la qualità del dato» spiega il legale rappresentante di Edalab. Un esempio concreto: in una stanza viene rilevata una caduta, ma altri sensori possono valutare l’effettiva presenza di una persona in quello spazio o in stanze adiacenti, e alcuni dati possono risultare incompatibili con il primo allarme lanciato. «È una sperimentazione ancora agli inizi, ma che ci ha mostrato ampi margini di miglioramento della qualità della notifica di emergenza, grazie ad algoritmi da noi sviluppati che mettono in relazione input diversi» afferma Walter Vendraminetto.
Kit affidabili ed economici, adatti alle diverse esigenze di una nicchia di mercato molto eterogenea, quella delle persone fragili le cui esigenze variano molto in base all’età e alla condizione sanitaria: questo l’obiettivo di medio periodo al termine del progetto.

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